Visitare Ayutthaya, l’antica capitale del Siam

Con poco tempo a disposizione, è meglio visitare una nuova località con il rischio di vedere poco o niente oppure meglio rinunciare ai tour mordi e fuggi e rimandare ad un (ipotetico) momento migliore? Dubbio amletico che mi sono posta a Bangkok davanti alla possibilità di visitare Ayutthaya. Avevamo solo una giornata a disposizione e non sapevamo se – e quando – saremmo tornati in Thailandia. E rinunciare a visitare Ayutthaya sarebbe stato un vero peccato, per quanto per visitare bene l’antica capitale del Siam sarebbero stati necessari almeno un paio di giorni. Che noi non avevamo perché il giorno dopo ci aspettava il volo per andare a Chiang Mai per visitare il Doi Suthep. Andiamo o non andiamo? Ma sì, andiamo a visitare Ayutthaya!

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E abbiamo fatto bene ad andare, perché anche con un solo giorno si riesce ad avere un’idea generale di quanto fosse grande, sviluppata e incredibilmente ricca la città – oggi la zona storica è poco più che un rudere, mentre la ‘nuova Ayutthaya le è sorta tutto attorno – che per il lungo periodo tra il 1351 e il 1767 fu Capitale e sede reale. Una storia di guerre, di conquiste, di ricchezza e di distruzioni aleggia tra le rovine di Ayutthaya, e questo loro essere così scabre, apparentemente ancora più antiche di quello che in realtà sono le rende ancora più magnifiche, quasi eroiche.

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Il clima tropicale, l’abbandono, le devastazioni hanno contribuito non poco all’attuale stato dei resti, fortunatamente una gran parte degli edifici e dei templi sono stati attentamente restaurati e recuperati ma ciò nonostante camminare per il Parco storico di Ayuttaya, una vera e propria isola circondata da corsi d’acqua, è emozionante come poche altre cose al mondo, i templi, i chedi (*) seppur privi dei loro ornamenti d’oro sono ancora alteri nella loro solennità e in un complesso insieme di rovine, così tante che pare di essere in un labirinto, spuntano  tra boschetti i resti di palazzi, colonne, statue di Buddha, scalinate ripidissime e torri.

Un po’ di storia:

Nonostante il centro politico e religioso dell’antica Ayutthaya fosse concentrato in uno spazio relativamente ridotto e apparentemente sicuro – i principali palazzi del potere erano stati edificati su un’isola lambita dai  fiumi Chao Phraya (lo stesso enorme fiume che attraversa Bangkok), dal Pa Sak e da Lopburi, era davvero complicato difenderlo da popolazioni ostili. Dopo alcuni secoli di lotte e guerre, nel 1767 la fine di Ayutthaya giunse repentina a seguito della sconfitta della città ad opera dei birmani, che ne ottennero la capitolazione dopo un terribile assedio. La città e la sua popolazione vissero il momento più brutto della loro storia, vennero saccheggiati e dati alle fiamme case, templi e palazzi, gli abitanti furono dispersi o trucidati.

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Ayutthaya nel momento più florido della sua storia era una città grande quanto la Parigi dell’epoca ed era abitata da oltre un milione di abitanti ma nulla rimase della città meravigliosa che aveva stupito i missionari ed i mercanti occidentali che nel corso del tempo avevano intessuto rapporti di scambio commerciale con il Siam,  fu in gran parte rasa al suolo. La nuova Capitale venne spostata in quella che è l’odierna Bangkok e per oltre un secolo Ayutthaya cadde nell’oblio, abbandonata alla giungla che finì per riprendere il suo spazio. Solo nel 1976, a seguito di attenti restauri archeologici tornò a vivere quel che restava della città antica attraverso il Parco Storico di Ayutthaya. A ben vedere quella che fu scatenata nei confronti di Ayutthaya fu quasi una damnatio memoriae che colpì tutto ciò che ha a che fare con  la storia e la vita di una città: perfino i libri sacri ed gli annali con la storia della città, furono dati alle fiamme, i templi furono depredati e l’oro che ricopriva templi e chedi (*) fuso.

Prima che la furia birmana avesse la meglio su Ayutthaya, vivevano fuori dalla mura della città – al cui interno erano ammessi solo con un permesso – diverse comunità occidentali (composte per lo più di mercanti e di missionari) con una prevalenza di francesi, portoghesi ed olandesi. Ancora oggi si può visitare la Chiesa cattolica di San Giuseppe, in stile coloniale portoghese e di uno squillante color ocra.

Per visitare Ayutthaya – o, meglio, il Parco Storico di Ayutthaya- ci vuole tempo e pazienza, perché i diversi siti più interessanti sono sparsi su una estensione davvero ampia di territorio. Insomma, scordatevi di visitare Ayutthaya a piedi, non vedreste che una minima parte del sito archeologico che annovera oltre 300 tra templi e palazzi. Per la sua magnificenza, per essere stato per secoli la culla della cultura thailandese e per il valore religioso del sito, dal 1981 Ayutthaya è inserita nel patrimonio dell’Unesco (e a ragione!).

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Come visitare Ayutthaya

C’è chi per essere autonomo nella sua visita sceglie di noleggiare con poche decine di Baht una bicicletta o un motorino, chi si affida agli onnipresenti tuk-tuk e chi, come noi, ha scelto di avvalersi, fin da Bangkok, di una macchina a noleggio con autista che ci ha accompagnato per tutto il giorno, permettendoci di ottimizzare i tempi e vedere – quanto meno – i luoghi più spettacolari del Parco Storico di Ayutthaya. Certo, per arrivare ad Ayutthaya e visitarla abbiamo speso di più rispetto a chi sceglie il treno o il minibus collettivo, ma in ogni caso – grazie al favorevole cambio Euro/Baht ed al costo della vita che per noi europei è basso – è stata una spesa più che sostenibile. Poi, mi piace pensare che quella che per noi è stata, alla fine, una spesa non esagerata, per il nostro autista ha rappresentato un introito utile a mantenere la sua famiglia. Per la ‘gita’ con autista ad Ayutthaya (inclusa una tappa al Palazzo d’estate Bang Pa-In, tutti i biglietti di accesso ai luoghi visitati, il pranzo e un paio di drink rinfrescanti) abbiamo speso in totale 4.600 Baht, circa 150 € in due.

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Ma cosa vedere ad Ayutthaya? Cosa assolutamente non bisogna perdere? Certo, con poche ore a disposizione non si può pretendere troppo ma di sicuro una sosta va fatta al Wat Maha That, tempio reale che custodiva le reliquie del Buddha, un tempo situato in quella che era la zona centrale di Ayutthaya. Secondo le antiche cronache trascritte negli Annali di Ayutthaya, la costruzione della pagoda principale del Wat Maha That risale all’epoca del Re Borommaracha, nel 1374. Al momento della caduta di Ayutthaya, nel 1767, il luogo sacro fu dato alle fiamme dai birmani.

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Poco distante uno dei punti assolutamente turistici del Parco storico, super fotografato per la sua singolarità: è proprio in questa zona che si trova la testa di Buddha in pietra completamente incastrata tra le radici degli alberi. Un vero rompicapo capire come ciò sia stato possibile! Accanto alla zona ombrosa in cui si trova la testa, ci sono i resti di un grande tempio, detto ‘della Grande Reliquia”, con alcuni chedi e prang a forma di pannocchia che, nonostante sembrino poco stabili, sono ancora ben protesi verso il cielo. E’ proprio qui, in questa zona – quasi tutti si fermano solo a vedere la testa del Buddha e poi vanno via, senza nemmeno soffermarsi sui resti archeologici – che abbiamo fatto una delle passeggiate più serene e tranquille di tutta la giornata, oltre a noi solo due giovani monaci in ciabatte e in tuniche arancione (e l’immancabile smartphone) che guadavano ammirati i resti dei templi in stile khmer.

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Altra sosta super consigliata è presso il Wat Phra Si Sanphet, dove i grandi chedi dalle scale esterne ripidissime paiono canali di energia pronti a connettere il divino e l’umano, allineati in modo simmetrico e con tante statue di Buddha abbigliate con il tipico telo dorato – noi ci siamo stati al tramonto, tutto molto suggestivo! Non troppo distante il tempio, ricostruito nel 1951, del Vihara Phra Mongkhon Bophit, che custodisce all’interno una grande statua nera di Buddha con occhi di madreperla in posizione reclinata.

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Ancora una sosta l’abbiamo fatta presso il Wat Yai Chai Mongkhon (poco distante con l’auto, non ho idea di quanto sia distante in bici) dove oltre a visitare un tempio con curiose statue di conigli dorati all’esterno (chi mi spiega cosa significano?) e ammirare un Buddha sdraiato di ragguardevoli dimensioni, ci siamo ritemprati prima di rientrare a Bangkok con l’acqua di cocco bevuta direttamente dal cocco fresco con una cannuccia: un integratore salino del tutto naturale!

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 Informazioni utili:

  • il Parco storico di Ayutthaya è situato in centro ad Ayutthaya,
  • la distanza da Bangkok è di circa 80 chilometri
  • costo di ingresso ai templi: 50 Baht per singolo ingresso, biglietto giornaliero per 6 strutture 250 Baht (valutate se davvero vi conviene);
  • i siti sono generalmente aperti dalle 8 alle 18,30 (ma alcuni si possono visitare anche di sera, sono ben illuminati e assumono contorni fiabeschi
  • per arrivare ad Ayutthaya da Bangkok, da cui dista circa 80 km., oltre a noleggiare un’auto privata (noi per fare prima ci siamo affidati al concierge dell’hotel in cui alloggiavamo a Bangkok, il Mode Sathorn, struttura alberghiera che consigliamo caldamente perché ben collegato e con allestimenti di design), si può usare il treno delle Ferrovie di Stato Thailadesi  (parte dalla stazione Hua Lamphong di Bangkok e impiega 2 ore, maggiori info sul sito delle ferrovie della Thailandia) oppure, dalla stazione di Mo Chit, si può salire a bordo di un minivan.
  • Anche se i templi chiudono ufficialmente alle 18,30, gran parte di essi possono essere ammirati anche dopo il tramonto, dall’esterno e una visita notturna alle principali rovine è un’emozione che non dovreste farvi mancare una volta ad Ayutthaya: l’illuminazione infatti pensata per esaltarne l’architettura creare effetti di luce strabilianti.

(*) chedi e prang: strutture a forma di campana o di torre, tipiche dell’architettura khmer.

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Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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