L’Abbazia di Sant’Antimo al tempo di Instagram

L’Abbazia di Sant’Antimo è un luogo iconico della provincia di Siena, assolutamente da visitare se passate da queste parti: la sua sagoma pura ed austera compare all’improvviso dopo aver percorso strade che si addentrano tra le colline, costeggiate da vigneti curatissimi e dagli immancabili cipressi. Siamo nella zona a sud della città del Palio, quasi alle propaggini del Monte Amiata ed in una zona preziosa per la viticultura: qui le vigne sono quasi tutte di sangiovese, destinato a trasformarsi in pregiatissimo vino Brunello. Ogni sasso, ogni arbusto, contribuisce a rendere la zona paesaggisticamente attraente ed i numerosi agriturismi sottolineano la vocazione turistica del territorio.

Di questa spettacolare Abbazia ve ne ho già parlato in diversi post (in fondo trovate un mini elenco) e se la conoscete, sapete che l’edificio risale nelle sua parte più antica- che corrisponde alla sacrestia un tempo cappella Carolingia e alla cripta sotto l’altare maggiore – all’VIII°, secolo mentre la chiesa abbaziale vera e propria è del XIII° secolo – come riportato nelle iscrizioni sugli scalini dell’altare (la cosiddetta Charta Lapidaria) ed è un tesoro artistico amato per la semplicità estrema degli interni esaltati dalla fila di colonne sormontate da capitelli di pietra finemente scolpiti: il più famoso di tutti è il capitello del Maestro di Cabestany, scultore occitano che operò anche in Toscana, rappresenta la storia del Profeta Daniele condannato ad essere divorato dai leoni ma da questi risparmiato.

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Alla costruzione dell’Abbazia parteciparono maestranze locali, scalpellini lombardi e francesi (forse la leggenda, che vuole l’Abbazia fondata da Carlo Magno al ritorno da Roma, quale voto per essere scampato ad una epidemia di peste che imperversava nella zona dell’Amiata, ha un minimo di verità :) ) ma ciò che più importa è che il risultato architettonico complessivo dell’Abbazia, di una semplicità e di un equilibrio capace di mozzare il fiato. Un edificio sacro affidato un tempo alle cure dei monaci Benedettini (sì, proprio quelli dell’ora et labora) e che, almeno nei primi secoli di vita, ebbe in dote dalla famiglia degli Ardengheschi possedimenti terrieri ed un grande potere temporale che però venne meno quando in epoca comunale la città di Siena prese possesso di Montalcino. Nel progetto iniziale la chiesta abbaziale era probabilmente leggermente diversa – quasi sicuramente la porta di ingresso avrebbe dovuto avere un porticato – restano alcune tracce e una colonna inserita nella parete accanto all’attuale porta di ingresso – e per sottolineare il percorso che porta verso la salvazione, ci sarebbero dovute essere due porte di accesso, simboliche per tutti i pellegrini che si recavano a Roma a piedi: il viandante sarebbe entrato nell’Abbazia dal lato est, per seguire poi un percorso rituale (percorrere tutto il camminamento attorno alla navata in senso orario, soffermandosi davanti all’altare e alla cripta) ed uscire dalla porta a ovest. Il medioevo è un periodo pieno di simbologie e simbolismi,  e l’Abbazia di Sant’Antimo non è da meno.

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Sono tornata a visitare l’Abbazia di Sant’Antimo a distanza di qualche tempo e l’ho trovata davvero molto cambiata.  Ma non so dire se in meglio o in peggio. Mi spiego: la prima volta che ho scoperto questa Abbazia, quasi quaranta anni fa, l’edificio di travertino era quasi abbandonato a se stesso in mezzo alla campagna, nei prati attorno vi pascolavano le pecore e nei paraggi viveva solo un custode che su richiesta vi accompagnava in visita a vostro rischio e pericolo, perché le strutture erano bisognose di potenti restauri – all’epoca non c’era tutta questa maniacale attenzione giuridica per la sicurezza e ci si limitava a sperare che andasse sempre tutto bene. Si faceva il giro della chiesa, degli appartamenti vescovili e l’omino vi portava pure nella cripta e nella cappella carolingia e vi dava qualche breve ceno storico in cambio di qualche spicciolo. La domenica veniva da Sant’Antonio Abate il prete a celebrare la messa, per il resto a parte qualche gruppo scout che utilizzava i terreni circostanti per fare i campi estivi, era un bellissimo guscio vuoto di travertino, non valorizzato ne’ a livello liturgico ne’ turistico.

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Successivamente l’Abbazia di Sant’Antimo venne restaurata e data in gestione ad una piccola comunità di monaci francesi ispirati alla regola dell’ordine dei canonici regolari premostratensi, che trasformarono l’Abbazia in un luogo di fede e spiritualità profonda. Mentre la Sovrintendenza di Siena si occupava di mettere in sicurezza l’Abbazia, i monaci con l’aiuto di volontari restaurarono il vecchio refettorio per farne la loro abitazione, sistemarono il giardino incolto, a poche centinaia di metri crearono un ostello per viandanti e si misero a disposizione per ritiri spirituali e momenti di preghiera.

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I monaci promossero l’accoglienza e la semplicità, nel naturale spirito monastico ma soprattutto fecero nuovamente vibrare le volte dell’Abbazia con i loro mistici canti in gregoriano. In questo periodo Sant’Antimo diviene meta conosciuta e frequentata da chi voleva estraniarsi dal mondo e immergersi nella spiritualità. Per tutti, davvero difficile restare impassibili davanti alla processione dei monaci vestiti di bianco che percorrevano, salmodiando, la navata centrale dell’Abbazia!  Questo fino al 2015 quando – non senza qualche lieve polemica, vedi l’articolo pubblicato sul Tirreno di Grosseto –  i monaci rientrarono in Francia all’Abbaye de Saint Michel de Frigolet (si trova in Provenza, non distante da Avignone).

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Sant’Antimo è gestito con piglio manageriale dall’Arcidiocesi di Siena, Colle val d’Elsa e Montalcino, che ha investito non poco nel suo miglioramento: i prati attorno all’Abbazia sono curatissimi, luci sapientemente dirette esaltano la struttura architettonica di Sant’Antimo, gli olivi centenari sono stati potati e affiancati – uno per ciascuno – da cartelli che riportano stralci della Regola di San Benedetto. E’ stato realizzato l’orto di Santa Ildegarda – un piccolo giardino dei semplici in stile medievale- spastorale di istemata la foresteria e installato un totem informativo. Ma sono anche arrivati i parcheggi a pagamento, il desk di accoglienza dove acquistare libri e souvenir o noleggiare le audioguide per seguire in autonomia il percorso di visita “La Via della Luce” (6€, include anche il loggiato superiore, la cripta e la cappella carolingia), la “farmacia monastica”, ovvero una rivendita di liquori, erbe officinali, profumi, miele, sciroppi, birra artigianale prodotti secondo lo stile monastico da aziende non solo locali. Ecco, soprattutto la “farmacia”, con scaffali da boutique e addette alla vendita, a me è piaciuta poco perché ha portato lo spirito del commercio e del lucro in un luogo che fino a pochi anni fa era solo spirito (va detto che anche i monaci francesi vendevano il miele, la lavanda e poco altro, ma era tutto frutto del loro lavoro).

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Siamo nell’epoca di Instagram e quindi appena fuori dall’Abbazia c’è perfino un punto creato appositamente da cui scattare meravigliose foto. Per l’aspetto liturgico, c’è un sacerdote che celebra Messa tutti i giorni (*), a Sant’Antimo vengono tenuti corsi, concerti e attività culturali (studio del canto gregoriano, dell’erboristeria, della miniatura, ecc.), viene sempre dato spazio all’ospitalità presso la Foresteria del borgo di Sant’Antonio Abate e a momenti di fede con ritiro spirituale. Per chi non ha conosciuto la ‘vita precedente‘ di Sant’Antimo, è tutto perfetto. A me, che ho conosciuto l’abbazia di Sant’Antimo anche prima del nuovo corso, manca l’atmosfera di raccoglimento quasi mistico che caratterizzava ogni visita a Sant’Antimo, capace di coinvolgere credenti e non credenti,  manca il rumore del silenzio privo di suoni e luci interrotto solo dal salmodiare lento dei monaci.

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Informazioni utili:

Orari di Apertura dell’Abbazia:

  • novembre-marzo tutti i giorni dalle ore 10.30 alle 17.00; aprile-ottobre tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 19.00

Messe a Sant’Antimo:

  • 1 novembre – 31 marzo: da lunedì a venerdì ore 16.30; domenica ore 11.00
  • 1 aprile – 31 ottobre: da lunedì a venerdì ore 18.30; domenica ore 11.00
  • Vespro, in occasione delle feste solenni, ore 17.00

Come arrivare:

A Montalcino salire fino alla Fortezza e alla rotatoria prendere la strada che porta in direzione dell’Amiata. Attenzione, almeno all’inizio la strada ha parecchie curve.

Ricorrenze da non perdere:

Il 10 maggio è la festa di Sant’Antimo e di sera si tiene la processione solenne con le fiaccole che trasporta l’immagine sacra della Madonna di Sant’Antimo dalla chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo del piccolo borgo di Sant’Antonio Abate arriva fino all’Abbazia, con i rintocchi delle campane in sottofondo.

Altri post su Sant’Antimo pubblicati sul blog (scritti in momenti diversi, comunque prima che i monaci andassero via):

Sito ufficiale di Sant’Antimo:

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

2 Commenti

  1. Avatar
    Amisaba settembre 20, 2018

    Cara Claudia, non avevo realizzato che il fatto che non ci fossero più i monaci implicava che non ci sarebbero stati più neanche i canti gregoriani cantati da loro :-(
    Non ci sono ancora ritornata da quando sono andati via.
    I miei ricordi appartengono al tuo secondo periodo. Ricordo che c’era una lampada nei pressi di una colonna per far vedere meglio al visitatore dove c’era la pietra onice.

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    • Avatar
      Claudia Boccini settembre 20, 2018

      Ricordo anche io la pietra! Guarda, è sempre molto bella ma… un po’ finta, ora!

      Reply

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