Come e perché visitare il Museo di Hermann Hesse di Montagnola

E’ stato grazie ad una professoressa di lettere del ginnasio, illuminata e appassionata del suo mestiere come poche altre (grazie, Alba Ingletto!) che ho scoperto la stermina produzione letteraria di Hermann Hesse, scrittore tedesco naturalizzato svizzero. I suoi libri sono stati i miei compagni di lunghi pomeriggi da adolescente e grazie ai suoi romanzi ho viaggiato con la fantasia seguendo la storia di Narciso e Boccadoro e de Il Lupo della Steppa, ho seguito l’evoluzione di Demian, ho sottolineato parole e frasi nel racconto epico di Siddharta o ne. Uno scrittore tedesco simbolo del Novecento che – come pochi altri – è stato anche un mentore ed un formatore per intere generazioni: nella sua sterminata produzione (Hesse è stato romanziere, poeta, pittore, drammaturgo) si ritrovano percorsi iniziatici, filosofie orientali ed esistenzialiste, è stato uno degli autori di riferimento per la beat generation e per tutti quei giovani che negli anni ’60-’70 si opponevano al capitalismo, alla guerra del Vietnam manifestando pacificamente per un mondo migliore. A distanza di anni, ho ritrovato la sua figura autorevole, la sua produzione, il suo lascito morale, nel Museo di Hermann Hesse di Montagnola in Canton Ticino, un piccolo paese a pochi chilometri da Lugano sulla cosiddetta Collina d’Oro, dove lo scrittore ha vissuto per lunghi anni e dove ha trovato il suo ultimo rifugio.

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Il Museo di Hermann Hesse di Montagnola occupa i locali della cosiddetta Torre Camuzzi, edificio di epoca medievale in stile tardo gotico che è parte della Casa Camuzzi, edificio in cui lo stesso Hesse visse in un piccolo appartamento con vista sul Lago di Lugano prima di trasferirsi con la terza moglie Ninon Dolbin Ausländer (Hesse ebbe tre mogli, Maria Bernoulli, Ruth Wenger e appunto Ninon)  – nella cosiddetta Casa Rossa, che non è però oggi visitabile in quanto di proprietà privata. Apparentemente è un Museo piccolo – sono solo poche stanze, una sopra l’altra – eppure sono talmente dense di oggetti appartenuti all’autore, cimeli, quadri, fotografie, libri e lettere che io ci sono restata più di due ore e sono andata via solo perché avevo un programma piuttosto serrato di visite da completare a Lugano. Ecco, la visita del Museo di Hermann Hesse è uno di quei luoghi che mi sento di consigliare senza indugi a tutti coloro che hanno amato i suoi romanzi, che hanno apprezzato la sua visione del mondo e che hanno la curiosità di comprendere come l’ambiente – sociale, naturalistico e paesaggistico – possono influire sulla produzione letteraria.

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Raggiungere e visitare il Museo di Hermann Hesse da Lugano è incredibilmente semplice: si deve prendere il bus n. 436 dell’Autopostale al capolinea (Autosilo Balestra) oppure alla fermata che si trova a via Sorengo, al di là dell’ingresso principale della stazione ferroviaria del capoluogo cantonale: percorrete il sottopassaggio seguendo il cartello con il disegno dei bus e una volta usciti cercate la pensilina che si trova accanto ad un giardinetto. Ricordatevi che la puntualità in Svizzera non è un mito ma è realtà per cui calcolate bene i tempi per raggiungere la fermata: il bus giallo passa all’incirca ogni ora ma in alcune fasce orarie è più frequente (vi lascio il link all’orario). Il viaggio è davvero breve, circa 10-12 minuti e per il biglietto potete acquistarlo alla macchinetta erogatrice che si trova alla fermata a meno voi non abbiate il Ticino Ticket (in genere viene regalato dagli hotel di Lugano) che vi garantisce l’uso di tutti i mezzi pubblici del Cantone senza spendere.

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A Montagnola il bus fa due fermate, la vostra è quella di Montagnola Paese e una volta scesi seguite i cartelli che vi indicano la casa museo di Hermann Hesse: entrerete in un vicoletto tranquillo, con un portico, e in meno di 5 minuti sarete all’ingresso del Museo ricavato nella Torre Camuzzi, un angolino speciale ingentilito da grandi alberi dove in estate si tengono conferenze, letture ed eventi.

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L’allestimento del Museo di Hermann Hesse di Montagnola è relativamente recente (1997): all’ingresso c’è la biglietteria con il fornito bookshop (c’è una sezione di volumi in lingua italiana ma la gran parte sono in tedesco) e sempre al primo piano vi è una stanza dove tramite pannelli bibliografici si ripercorre la vita dell’autore e con l’aiuto di cuffie si può ascoltare la viva voce di Hermann Hesse che legge sue opere o partecipa a trasmissioni radiofoniche (questa possibilità mi ha emozionato tantissimo, è stato quasi come se Hermann Hesse fosse con me e mi accompagnasse nella visita!). Nel sotterraneo è stato allestito un piccolo cinema dove, ad orari predefiniti, viene trasmesso un documentario d’epoca (anche in italiano) che riprende Hesse in diversi momenti della sua vita. Vi consiglio di vederlo perché davvero è utile per comprendere la sua produzione letteraria.

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Al primo piano del Museo è stato ricostruito il suo studio, con tanto di librerie, scrivania e macchina da scrivere d’epoca mentre nelle teche oggetti appartenuti allo scrittore: il cappello, l’ombrello, quaderni e notes, lampade. Molto importante la cassetta dei colori: Hesse trovò serenità nella pittura (fondamentalmente utilizzò la tecnica dell’acquarello) e suoi sono i quadri appesi sulla parete.

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Nel ballatoio del primo piano una serie di pannelli ed elementi ripercorre la sua passione per  il viaggio, in particolare l’Oriente, per l’India, la Malesia e Ceylon ed in seguito i suoi contatti con il Giappone: Hermann Hesse conosceva in modo approfondito l’induismo e il buddismo, di cui era affascinato e in cui ritrovava lo spiritualismo e il misticismo che tanto gli erano cari. Era un viaggiatore curioso, un viaggiatore vero, che voleva conoscere ed entrare in contatto con la cultura locale.

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La mostra permanente del Museo di Hermann Hesse di Montagnola è arricchita da mostre temporanee che vengono esposte all’ultimo piano della Torre Camuzzi: quando ho visitato il Museo era in corso la mostra “Sotto la Ruota – il rapporto tra Hermann Hesse ed il Giappone“, curata da Eva Zimmermann (resterà aperta fino al 13 gennaio 2019). Sebbene fosse un grande estimatore dei Paesi asiatici, Hesse entrò in contatto con il Giappone solo in età adulta: ne apprezzò il Buddismo Zen  e i giapponesi, con le prime traduzioni, apprezzarono subito le sue opere che descrivono i sentimenti, i bisogni dell’essere umano, i turbamenti degli adolescenti, le considerazioni sulla vecchiaia e nella mostra temporanea del Museo di Hermann Hesse di Montagnola oltre a locandine, pannelli, haiku, lettere e libri tradotti vi sono anche le opere dell’autore trasformate in Manga. Dopo gli USA, ancora oggi è proprio il Giappone il Paese di lingua non tedesca dove i libri di Hesse sono venduti di più e, comunque, è stato tradotto in più di 60 lingue e ha venduto circa 150 milioni di copie in tutto il mondo (fonte).

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Se avete più tempo a disposizione ed è una bella giornata, dopo la visita al Museo di Hermann Hesse di Montagnola potete percorrere il sentiero “Sulle orme di Hermann Hesse”, una piacevole passeggiata da fare con l’aiuto di una audioguida (anche in italiano, costo noleggio 5 CHF, presso il bookshop) che ripercorre i luoghi in cui lo scrittore ha vissuto oppure che ha citato nelle sue opere. Gli itinerari possibili sono due, uno più breve da 30 minuti ed uno completo da circa due ore. Nel percorso breve ci si limiterà a visitare, oltre al Museo di Hermann Hesse e la Casa Camuzzi, la lapide commemorativa posta nel centenario della nascita dello scrittore e – solo dall’esterno – la Casa Rossa. Nell’itinerario lungo è invece compresa anche  la visita  al punto panoramico sul Monte San Salvatore, la sosta alla sua tomba nel Cimitero di S. Abbondio, un percorso nel sentiero che attraversa il bosco del Canvetto, il Grotto Cavicc e la radura nel bosco, il vicolo di Ligüna e l’Hotel Ristorante Bellevue.

Ulteriori informazioni sul Museo di Hermann Hesse di Montagnola:

  • Biglietto di ingresso al Museo: 8,5 CHF
  • Orario di apertura:
    • mesi da novembre a fine febbraio, solo sabato e domenica dalle 10.30 alle 17.30
    •  mesi da marzo a fine ottobre, tutti i giorni dalle 10.30 alle 17.30
  • a pochi passi dal Museo, c’è l’accogliente Caffè Letterario Boccadoro (anche questo, consigliato: ci ho pranzato con una buona e confortante minestra di zucca, 10 CHF), che è anche internet point e saletta lettura ma soprattutto ha sposato la filosofia del chilometro zero. Anche il caffè (buono) è torrefatto da una ditta locale.

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Altri post su Lugano ed i suoi dintorni:

(Ringrazio l’Ente del turismo Lugano Region per la possibilità concessami di visitare il Museo)

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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