La ricetta del salmone al forno della Vigilia di Natale

Non so se vi ho mai raccontato qualcosa delle abitudini della mia famiglia per quanto riguarda i pranzi delle feste di Natale: mia madre, di origine romana e con un bel mucchio di fratelli e sorelle, era abituata a festeggiare più che il giorno di Natale quello della Vigilia di Natale mentre per papà, toscano e con un solo fratello, la festa vera era il 25 dicembre. Quindi per non scontentare nessuno si iniziava a mettersi a tavola a partire dalla cena del 24 dicembre e si finiva, se tutto andava bene, nella notte del 26 dicembre dopo aver sostenuto una maratona ipercalorica a base di pranzi, cene, aperitivi, merende, spuntini e giri di panettone e spumante ripetuti che oggi a pensarci bene era un vero attentato alla salute di tutto il parentado, che accorreva numeroso per quelli che io ricordo come dei bellissimi momenti di allegria a suon di chiacchiere e molta ironia accanto all’albero di Natale. Mia madre regolarmente andava in ansia perché per lei – pur essendo una brava cuoca – cucinare per più di 3 persone era una sfida complicata che regolarmente vinceva ma che la metteva in totale agitazione perché aveva il terrore che il cibo preparato non fosse abbastanza. E, quindi, per non farsi trovare impreparata tendeva ad esagerare, come quella volta che per 12 persone preparò oltre ad una nutrita serie di antipasti, una caterva di contorni e un paio di primi, ben 20 spigole al forno: avanzarono quasi tutte, con successiva grande gioia di Chicca, il micio di casa, che con gli avanzi poté contare su pasti sopraffini per un lungo periodo di tempo! Pesce e carne, altro motivo del contendere tra mamma e papà: la prima era abituata alla cena della Vigilia di Natale a base di pesce – vai con la pasta con le vongole, i filetti di baccalà fritti, la frittura di pesce, il pesce al forno e il capitone marinato mentre papà finiva per assaggiare ben poco perché cordialmente odiava il pesce e quello con le spine in modo convinto) ed avrebbe volentieri cenato con un bel roast-beef rosato o con un trancio di tacchino ripieno di noci e castagne. Alla fine il compromesso si trovava con il salmone, che per essere un pesce, come diceva mio papà, “è meno pesce di tanti altri”. Il salmone al forno della Vigilia di Natale era uno dei piatti fissi, quelli che vengono preparati a prescindere e senza se e senza ma, con ricette semplici per esaltare il gusto della carne rosata ed il sapore burroso.

La ricetta del salmone al forno della Vigilia di Natale è solo apparentemente complicata, in realtà ciò che porta via più tempo è la preparazione della marinatura per i filetti, per il resto ci pensa il forno ed è quindi una ricetta utile per quando non si può stare tanto in cucina a seguire le cotture: si prepara prima, si accende il forno e nel frattempo si possono intrattenere gli ospiti o tenere una sessione di gioco a tombola :)

La ricetta del salmone al forno della Vigilia di Natale ed i suoi ingredienti:

Vi occorrono:

  • tanti filetti di salmone fresco da 150-200 gr, quanti sono i commensali
  • quindi, per ogni filetto:
    • 30 gr. di granella di nocciole
    • patate lavate, sbucciate e tagliate a dadini in quantità sufficiente
    • rosmarino
    • fiori di finocchio selvatico
  • olio extravergine di oliva (pochissimo, solo per ungere la teglia)
  • sale, pepe
  • per fare la marinatura – per ogni filetto:
    • un cucchiaino di zucchero
    • un cucchiaino di sale
    • una puntina di fiori di finocchio selvatico essiccati
    • una decina di foglioline di rosmarino
    • poco peperoncino macinato
    • una macinata di pepe
    • la scorza grattugiata di un limone
    • il succo di un’arancia

Per preparare il salmone al forno della vigilia di Natale:

  1. Pulite (o fate pulire dal pescivendolo) i filetti di salmone fresco, stando ben attenti che non ci siano spine. Sciacquateli velocemente sotto l’acqua e metteteli in una grande ciotola di vetro o ceramica
  2. aggiungete sui filetti, in modo che sian ben ricoperti, la miscela per la marinatura ed infine il succo di arancia;
  3. coprite con la pellicola e mettete in frigorifero per un minimo di 6 ore;
  4. al momento di cuocere, preparate la teglia (consigliato l’alluminio usa e getta) ungendola con un po’ di olio e versandovi in un unico strato le patate condite con olio, rosmarino e fiori di finocchio. Fate cuocere per 15 minuti a 180° mescolando un paio di volte, quindi adagiatevi i filetti di salmone scolati dalla marinatura senza sovrapporli. Fate cuocere in forno ancora per circa 20 minuti;
  5. nel frattempo, tostate in una padella senza alcun condimento la granella di nocciole, senza farla scurire;
  6. al momento di servire, mettete in ogni piatto un po’ di patate e il filetto di salmone, quindi aggiungete la granella di nocciole;
  7. portate in tavola il vostro salmone della vigilia di Natale guarnendo il piatto con delle fettine di limone.

Spesso snobbato a favore di pesci apparentemente più pregiati, il salmone è un’ottima fonte di proteine ed è ricco di omega 3 e fosforo ed è un alimento che si trova piuttosto facilmente, sia fresco che surgelato (io ad esempio mi trovo molto bene con i filetti di salmone che si acquistano alla bottega svedese di Ikea). In alternativa la ricetta del salmone della Vigilia di Natale si può preparare anche con i filetti di trota salmonata, sebbene il risultato sia diverso per consistenza. In questo caso, meglio accompagnare i filetti di trota con dei pomodorini confit più che con le patate.

In tema Vigilia di Natale e ricette della tradizione (italiana e non) vi suggerisco di leggere anche il post su come preparare le Mince Pies inglesi che ho scritto al ritorno dalle “36 ore a Londra“,  mentre se vi incuriosisce conoscere come veniva vissuta la Vigilia di Natale nella mia famiglia, potete leggere il post “menù di Natale tra Toscana e Lazio“. Se poi volete sapere come mai per me la Vigilia di Natale è un giorno molto particolare, che oscilla tra la gioia, la malinconia e qualche lacrima che di tanto in tanto continua a sgorgare, potete leggere “Piccole storie di Natale“.

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Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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