Scoprire Hermès dietro le quinte grazie ai suoi artigiani

Credo che non ci sia bisogno di raccontare cosa è Hermès ed il valore – non solo economico – delle creazioni di lusso dell’iconica Maison francese, il cui stile raffinato ha attraversato i secoli accompagnando – sotto forma di collezioni di moda o elementi di arredo – intere generazioni. Hermès è molto più di una borsa Kelly portata al braccio da Jacqueline Kennedy o un carrè variopinto avvolto morbidamente attorno al collo di regine ed esponenti del jet set. Hermès rappresenta la cultura estrema del dettaglio, la capacità di ottenere prodotti capaci di durare nel tempo e l’esempio concreto del savoir-faire che trae sostanza dalla competenza e dalla più alta tradizione artigianale. Per far conoscere l’altissima professionalità artigianale e tecnica che è alla base di ciascun prodotto Hermès, la Maison ha organizzato una vera e propria tournée, un festival dei mestieri in cui i suoi migliori maestri artigiani lasciano i loro laboratori e condividono la propria arte, il proprio sapere e la loro esperienza, pronti a rispondere alle domande dei visitatori e a raccontare come nascono gli oggetti di lusso di una delle Maison più famose al mondo, diventata un’icona di stile per le sue bellissime borse (tra tutte, le Birkin o le Kelly rese famose di Jaqueline Kennedy, sempre molto amate da tutte le star del jet set internazionale) ed i suoi fantasmagorici carré di seta che avvolgono il collo di principesse e manager affermate.

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Dopo la prima edizione a Seattle nel 2011, la mostra itinerante Hermès dietro le Quinte ha fatto tappa in decine di  capitali e città del mondo, tra cui Parigi, Tokyo, Amsterdam e dall’8 al 16 marzo 2019 è stata la volta di Roma. Prestigioso anche il luogo della mostra, il bellissimo parallelepipedo bianco che Richard Meier ha progettato attorno all’Ara Pacis, che ben si presta ad ospitare eventi di grande richiamo. La mostra è assolutamente non esclusiva, aperta a tutti , ed è la celebrazione della capacità dell’uomo (e della donna, ché tra le migliaia di maestranze che lavorano per Hermès di donne ce ne sono davvero tante) di creare il bello e di trasformare la materia in qualcosa di unico, prestigioso e di altissima qualità e capace al tempo stesso di mostrare la passione per l’eccellenza e la cura di chi lo ha disegnato e realizzato.

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La mostra Hermès dietro le Quinte è strutturata come una fucina, con laboratori e banchi di lavoro dove dieci maestri maestri artigiani (più uno necessariamente virtuale) mostrano le tecniche e gli strumenti utilizzati per creare borse, guanti, gioielli incastonati di pietre preziose, orologi, foulard e cravatte di seta, porcellane e persino selle da cavallo (la Maison nasce nel 1837 con Thierry Hermès proprio come selleria specializzata in bardature per cavalli e allestimenti per carrozze che sono ricordati anche nel prestigioso marchio).

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Ovviamente, da curiosa qual sono, non potevo farmi scappare l’occasione di visitare Hermès dietro le Quinte (so bene che questi eventi sono sempre curatissimi e molto istruttivi, come ho già avuto modo di verificare in occasione di Les Journées Particulieres con le Maison Bulgari e Fendi) ma devo dire che non mi aspettavo così tanto entusiasmo da parte dei romani e delle romani: davanti ai banchi di dimostrazione ho trovato capannelli compatti di uomini e donne ansiosi di vedere all’opera i maestri artigiani.

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Come dicevo poco prima, è un evento molto curato in termini di allestimento e comunicazione: ciascun laboratorio è un mondo a se stante che riproduce esattamente una postazione di lavoro, con gli stessi arnesi, attrezzi e materiali che vengono utilizzati per produrre le creazioni che verranno inviate nelle Boutique Hermès di tutto il mondo per essere vendute ed accanto ad ogni artigiano della Maison ci sono interpreti che aiutano il pubblico ad interagire con i Maestri, che sono ben disposti a rispondere alle domande del pubblico. All’ingresso di Hermès dietro le Quinte viene anche regalata una piccola spilla con il logo della manifestazione: è un piccolo gesto non scontato che fa piacere. In più, c’è una saletta – cinema dove vengono proiettati i cortometraggi  “Footsteps across the world” e “Les Mains d’Hermès“, in cui viene celebrata la filosofia di Hermès di sostenibilità e l’impegno a dar vita a creazioni che non siano effimere ma durature, in cui il valore umano è parte non secondaria.

E’ poi possibile partecipare ad una esperienza di visita virtuale con i visori in realtà aumentata, dove si intraprende un insolito viaggio nella fabbrica Saint-Louis (una manifattura storica la cui fondazione risale al 1586 e che Hermès ha acquistato nel 1989 per produrre cristalleria di alta gamma) seguendo tutte le fasi che portano un verrier (vetraio) alla realizzazione di una caraffa in vetro soffiato. Sembra realmente di essere dentro la manifattura e… di girare per la fabbrica seduti su un carrello montacarichi!

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Nel percorso di visita, si incontrerà il laboratorio del sellier (il sellaio), la specializzazione artigiana più antica della Maison: qui si creano magnifiche selle da cavallo e finimenti su misura, che tengono conto dell’estetica ma ancor più della morfologia del cavallo e delle esigenze del cavaliere. Ogni passaggio è eseguito manualmente, ogni singola cucitura è eseguita con il resistentissimo punto sellaio ed alla fine si ottengono dei veri pezzi unici. Altro laboratorio molto affollato è il maroquinier (ovvero, il pellettiere), è lui (ma assai più spesso una lei) che costruisce pezzo dopo pezzo le ambite borse Hermès. Ogni pezzo viene lavorato singolarmente e poi assemblato con una cucitura a punto incrociato utilizzando filo di lino rivestito con cera d’api e per evitare ogni asperità i punti sono ribattuti con il martello da pellettiere. Solo alla fine, una volta che la borsa è stata creata, si passa alla lucidatura del pellame e si verifica la totale assenza di imperfezioni.

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Il laboratorio artigiano che mi ha entusiasmato di più è stato sicuramente quello del gantier (il guantaio), forse perché era la prima volta che ne vedevo uno all’opera o forse per la travolgente simpatia dell’artigiano, un signore non giovanissimo che ha condiviso con noi tutti i trucchi del mestiere. Uno tra tutti: lo sapete che per segnare il morbidissimo pellame di agnello destinato a trasformarsi in guanti pregiati e resistenti, si usa una matita bagnata con la saliva perché questa non lascia macchie o aloni sul cuoio mentre l’acqua sì? E che prima di essere tagliata la pelle deve essere ammorbidita e tirata per garantire l’elasticità? Il gantier è anche un vero nemico dello spreco: riesce ad utilizzare ogni ritaglio o avanzo senza scarti.

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Presenti all’evento Hermès dietro le Quinte anche il sertisseur (incastonatore), con il compito di incastonare pietre preziose nei gioielli della Maison, tra cui i 2500 brillanti che creano un pavè luminoso nel bracciale Galop; l’horologer (orologiaio) che assembla le centinaia di minuscoli pezzi meccanici che sono all’interno di un orogio Hermès; il peintre sur porcelaine (disegnatore di porcellane) che nei laboratori specializzati di Limoges provvede a decorare i complementi di arredo a marchio Hermès tramite finissimi pennelli di martora e pigmenti minerali (e qui, vista la mia passione per la porcellana, ho fatto fatica ad andare via :) )

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Una piccola sezione di laboratori e relativi artigiani è dedicata alla produzione della seta decorata che verrà utilizzata per realizzare foulard carré, cravatte, sciarpe. Il graveur sur soie (incisore su seta, oggi è un abile grafico informatico che lavora con computer e tavoletta grafica) parte da un disegno realizzato dall’artista a mano libera e lo scompone in varie sezioni, ciascuna corrispondente ad un colore o ad una sfumatura. E’ un lavoro lungo e minuzioso, che richiede centinaia di ore di impegno. L’imprimeur sur soie (stampatore su seta) provvederà a stampare il disegno su seta utilizzando grandi telai meccanici con la tecnica a quadro piano o “alla lionese”. L’imprimeur deve avere competenze tecniche, pazienza e sicurezza del gesto, perché è dalla sua capacità che dipende la buona riuscita della stampa; ogni colore richiede un passaggio ed un carrè di Hermès può arrivare ad averne anche 30 diversi!

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Una volta creata la stoffa e tagliata secondo le misure standard dei foulard di Hermès (il più piccolo misura 45 x 45, tra i più grandi ci sono gli scialli da 140 x 140 mentre il carrè classico misura 90 x 90 centimetri; esistono comunque anche altre misure), è compito della roulotteuse (l’orlatrice, è un ‘mestiere’ quasi del tutto femminile) cucire gli orli con il filo di seta utilizzando la classica tecnica della frullatura (è l’orlino arrotolato rotondo tipico dei foulard, che mia mamma chiamava simpaticamente ‘l’orlo a birullino’. Cucire un orlo di questo genere non è per nulla facile e l’apprendistato è molto lungo. Anche il mestiere artigianale di sarto specializzato nella confezione di cravatte (confectionneur de cravates) richiede lunga esperienza: le bellissime cravatte in twill di seta di Hermès, oggetto del desiderio di molto uomini,  sono completamente realizzate a mano con accorgimenti che garantiscono vestibilità e comfort.

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Il lusso è un privilegio, il lusso è costoso, il lusso è uno stato mentale: dietro la parola lusso nella Maison Hermès c’è sempre tanto lavoro, c’è l’esperienza e la pratica, ci sono materiali pregiati e soprattutto ci sono valenti artigiani che, come maestri officianti liturgie, realizzano con i loro gesti misurati e sempre uguali da generazioni oggetti impeccabili, che appagano il nostro bisogno di circondarci di bello.

Sito ufficiale Hermès:  https://www.hermes.com/it/en/

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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