In moto da Roma verso Tarquinia e le Saline

Ci siamo! La primavera ha messo il suo abito migliore, il cielo è azzurro pieno ed il sole caldo abbastanza da tingere i volti: è tempo di ricominciare le belle gite da Roma con lo scooter, non solo timidi assaggi di strade ma veri e propri tour alla scoperta di quei luoghi che spesso attraversiamo distratti in auto, diretti verso mete lontane. Ed allora via, andiamo in moto da Roma verso Tarquinia!

Tarquinia

Tarquinia

Il giro completo è di circa 220 Km., un anello che parte da Roma e passa lungo gli amati borghi di Sutri e Capranica, lungo la via Cassia, accompagnati in parte dalla presenza piacevole dei vecchi bolidi e auto d’epoca che partecipano alla storica corsa  Mille Miglia, che rombano – lustri e cromati come adorabili vecchie zie – alla volta di Brescia dove terminerà la corsa.

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La via Cassia – quasi la strada di casa, 200 km. più avanti c’è Buonconvento, il paese delle mie radici –  fila veloce ma una volta a Vetralla la lasciamo per imboccare la SS 1bis, la diramazione della statale Aurelia che connette, passando per le colline, l’entroterra della Tuscia con il mare Tirreno.

Questa è una strada che che non abbiamo mai percorso ma che che subito ci piace tantissimo per le esperienze olfattive e visive che regala: nell’aria c’è profumo di menta e liquirizia, tutto intorno oliveti e campi di grano punteggiati dal rosso vivo dei papaveri. Il traffico è scarso e spesso la strada si insinua tra due alte pareti di tufo tagliate dalla mano dell’uomo, che ci fanno sospettare che assai prima di noi il tracciato venisse percorso – almeno in parte – dai progenitori etruschi per connettere una città strategica come Tarquinia con Vetralla o con con l’altrettanto famosa città di Blera.

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Oltrepassiamo il piccolo paese di Monte Romano e proseguiamo verso ovest, dove ci aspetta una bella sorpresa che merita una sosta e qualche scatto: il cosiddetto Acquedotto delle Arcatelle, uno pseudo acquedotto romano (in realtà è del Settecento e serviva per portare acqua a Tarquinia) che taglia per la campagna, talvolta a cielo aperto con arcate che di susseguono ritmiche o che entra nelle viscere della terra per poi nuovamente tornare alla luce. L’inquadratura papaveri-acquedotto-Tarquinia-mare è assolutamente da fissare in uno scatto!

Collage Monterozzi

Anziché proseguire sulla diramazione fino a raggiungere l’Aurelia sulla costa, per raggiungere Tarquinia tagliamo lungo la strada provinciale n. 43 che percorre in quota la collina; in questo modo tagliamo un bel po’ di chilometri ma soprattutto arriviamo, in pochi minuti, alla meta che ci eravamo prefissi di visitare: la famosa necropoli etrusca dei Monterozzi di Tarquinia, un sito archeologico di inestimabile valore, inserito dall’Unesco tra i beni patrimonio dell’Umanità, dove si trovano le più belle tombe decorate dell’epoca etrusca, soprattutto un numero incredibile di tumuli in uno spazio relativamente ristretto.

La necropoli dei Monterozzi si estende infatti per circa 6 km ed ha oltre 6.000 tombe, un patrimonio inestimabile che viene reso fruibile ai turisti solo in misura esigua perché per procedere agli scavi, ai rilievi, alla messa in sicurezza e quindi per garantirne la conservazione sarebbero necessari investimenti ingentissimi, impossibili da reperire a meno di non poter contare su sponsor privati (come appunto è accaduto nel 1990 con la Tomba dei Baccanti, il cui restauro è stato realizzato grazie ai finanziamenti di una grande azienda giapponese).

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Le tombe sono ipogee, per lo più scavate nella roccia ed una volta erano sovrastate da tumuli di terra, ora completamente scomparsi perché nei secoli la collina è stata utilizzata per coltivazioni agricole, e sono in gran parte decorate con pitture dai colori decisi, che ritraggono momenti conviviali, di vita quotidiana o  allegorie con animali e piante. Le tombe pittoricamente più ricche appartenevano a famiglie nobili e aristocratiche mentre tante ve ne sono, non aperte alla visione pubblica, più spoglie.

Visto da fuori, il complesso della Necropoli appare come un pianoro abbastanza brullo con qualche quercia, con buffe “casette” di cemento e tetti a spiovente ricoperti di tegole rosse, che una volta entrati nel sito scopriremo essere gli ingressi alle tombe visitabili: il manufatto moderno è stato costruito per evitare che le acque piovane si infiltrassero nei dromii, i corridoi che immettono nelle tombe vere e proprie. Per consentire la conservazione delle opere pittoriche che decorano le tombe – quelle che sono state scoperte nel XIX° secolo hanno già subito piccoli danni e i colori delle pitture sono un po’ sbiaditi, passatemi il termine improprio – si possono ammirare solo attraverso porte vetrate, in quanto all’interno della tomba l’atmosfera e l’umidità sono controllate e costanti.

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Normalmente le tombe sono al buio ma una volta scese le scale che dall’ingresso delle casette percorrono il ripido dromos si può premere un pulsante che le illumina per un paio di minuti, mostrando tutto il loro splendore. Vi avviso: le foto vengono piuttosto male, sia per un problema di luce giallognola che di vetro di separazione non limpido, in ogni caso non potete utilizzare il flash. Qui sopra, uno scatto della Tomba dei Leopardi, che prende il nome dalle figure sul fondo.

Una curiosità ed un mistero: la Tomba Bartoccini, una insolita tomba a tre vani a forma di croce greca, con pregevoli opere pittoriche e soffitti decorati a scacchi bianchi/rossi, custodisce un segreto nel segreto che tira in ballo i Templari: il paleografo Carlo Tedeschi ha analizzato i numerosi graffiti e simboli incisi in epoca medievale e pare ormai certo che la tomba sia stata riutilizzata dai fratelli del Tempio come luogo per i loro culti iniziatici più segreti, che prevedevano anche atti a sfondo sessuale. Vero, non vero, chissà? Quando ci sono di mezzo i Templari la storia si confonde sempre con il mito!

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Attenzione: le scale che portano agli ambienti veri e propri delle tombe sono abbastanza disagevoli ed in alcuni casi gli scalini davvero alti, tenetelo presente se con voi ci sono bambini. Inoltre, abbiate l’accortezza di scendere le scale in piccolissimi gruppi: lo spazio per vedere le tombe è esiguo ed è inutile sovraffollare l’ambiente. Per i visitatori diversamente abili, nel complesso della Necropoli etrusca dei Monterozzi è stato realizzato un percorso dedicato che consente, anche a chi cammina con le ruote, di visitare almeno una tomba etrusca, nello specifico la tomba della Pulcella (=giovane donna, pulzella), a cui si arriva con uno scivolo e che ha il dromos di ingresso in piano. Poco distante, un gazebo con informazioni per non udenti e la planimetria con tutti i dettagli della tomba della Pulcella.

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La Tomba della Pulcella

Al termine della visita (all’incirca un’ora e mezza per vedere con calma tutte le tombe aperte) è quasi ora di pranzo, ma prima vogliamo fare un giro per Tarquinia: la città è bella e particolare e ci rendiamo conto ben presto che merita molto più che qualche spicciolo del nostro tempo. Entriamo da Porta Tarquinia e seguiamo le vie di quella che era la Tarquinia medievale fino ad arrivare alla Chiesa di San Francesco, in stile romanico-gotico e quindi facciamo due passi fino alla grande Piazza Giacomo Matteotti, dove si trova il Municipio. Da qui proseguiamo verso Porta Castello (chiusa al traffico) lungo Via della Ripa, incontrando lungo il percorso una delle tante torri medievali che ancora caratterizzano il panorama urbano della città.

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Ma è quasi ora di pranzo ed allora via, verso il mare, che da Tarquinia è proprio a due passi! Scegliamo di andare a Marina Velca dove, non potendo oltrepassare le sbarre dell’esclusivo complesso residenziale per arrivare fino al litorale, ci siamo fermati a pranzare nella trattoria che si trova proprio davanti al campo di golf: a nostra parere nulla di memorabile, solo le tagliatelle fatte in casa meritano una piccola menzione, per il resto… forse meglio un panino!

Il dopo pranzo lo passiamo a Tarquinia Lido, dove finalmente vediamo il mare: la giornata è splendida, il sole caldo e qualche bagnante ne approfitta per prendere il sole tra stabilimenti e cabine ancora chiusi. La rena della spiaggia di Tarquinia Lido è scura, ferrosa ed il contrasto con il blu del mare e l’azzurro del cielo intenso. Sul lungomare, il monumento ai caduti in  mare è una triplice onda protesa verso il cielo sulla cui sommità è in bilico un marinaio. A me ricorda nello stile il monumento sul lungo mare di Ao Nang, in Thailandia: che sia dello stesso autore?

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Siamo a circa 100 km. da Roma, è quasi ora di rientrare ma ancora non ne abbiamo per niente voglia, per cui continuiamo a girellare pigramente tra le vie di Tarquinia Lido e la sua pineta. Un cartello che indica le Saline attira la nostra attenzione: saline? A Tarquinia? Dai, andiamo a vedere!

Mai scelta fu più fortunata: quelle che una volta erano le Saline di Tarquinia, create su volere di  Pio VI per rifornire Roma e lo Stato pontificio (ma il sale a Tarquinia è stato prodotto fin dal tempo etrusco) hanno chiuso la produzione nel 1997 e sono state trasformate in Riserva Naturale di popolamento animale, affidata in gestione diretta al Corpo Forestale dello Stato, è l’unica salina del Lazio ed una delle poche che ancora si possono vedere lungo le coste italiane.

borgo Saline di Tarquinia

La strada che porta alle vecchie fabbriche del sale costeggia la laguna salata,a sua volta separata dal mare da un complesso di dune (la salina è estesa per 150 ettari, di cui 100 a laguna) ed ancora sono ben evidenti le vasche di essiccazione con l’acqua di colori diversi in  base al grado di salinità, alla profondità, alla presenza o meno delle alghe Dunaliella salina, che conferiscono il caratteristico colore rosa. Alla fine della strada, il piccolo borgo dei salinari, grazioso nel suo stile di fine ottocento ed  in parte ancora abitato, che è stato anche scenario di alcune riprese del Pinocchio di Comencini.

Le Saline di Tarquinia

Le Saline di Tarquinia

Qui, nell’ecosistema salmastro posto sulle rotte migratorie, trovano rifugio, tra l’altro:  la sula e la berta minore, nutriti gruppi di fenicotteri, gru, alzavole, aironi (sia cenerino che bianco maggiore), martin pescatori il cavaliere d’Italia. Un ambiente perfetto, dove la natura è libera di riprendere possesso degli spazi che le erano stati sottratti dall’uomo, gli animali trovano sicuro rifugio: se non ci fosse sullo sfondo l’alta torre della centrale Enel di Torre Valdaliga di Civitavecchia, sembrerebbe di essere in Camargue!

Ma è tempo di tornare verso casa e seguendo vie non  trafficate (seguiamo la strada provinciale 45, che sfiora appunto la Centrale Enel) arriviamo a Civitavecchia, città portuale e nodo del traffico marittimo con la Sardegna e scopriamo con piacere che il lungomare è stato (finalmente!) valorizzato con giardini, piante verde, panchine: ne saranno contenti gli abitanti ma anche i tanti croceristi che attraccano nel porto laziale!

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Il rientro scivola veloce lungo l’Aurelia: Santa Marinella, il Castello di Santa Severa e poi Fiumicino, anzi, Fregene, dove ci fermiamo a bere un succo rinfrescante alla Piadineria Fellini. Passando accanto all’Oasi del WWF di Macchiagrande con il suo bosco idrofilo, improvviso compare un grosso aereo in fase di decollo: ci dà il bentornati a Roma oppure è l’auspicio per un prossimo viaggio?

Cattura

 Informazioni utili

1. Come visitare la Necropoli etrusca dei Monterozzi:

  • è aperta dal martedì alla domenica, dalle 8.30 fino ad un’ora prima del tramonto (chiusa Natale, Capodanno e tutti i lunedì);
  • il biglietto di ingresso costa 6€ (cumulativo con il Museo Nazionale archeologico di Tarquinia, 8€); i ragazzi non pagano fino a 18 anni e la prima domenica del mese l’ingresso è gratuito per tutti i visitatori. Sono previste riduzioni;
  • non sono ammessi cani.

2. Come visitare le Saline di Tarquinia:

il Corpo Forestale dello Stato organizza visite guidate, su prenotazione, per scuole e gruppi ma è anche possibile visitarle ogni seconda domenica del mese, quando l’Ufficio territoriale per la Biodiversità di Roma organizza aperture straordinarie dalle ore 9.00 del mattino al tramonto, con la presenza di personale del Corpo per dare informazioni sulla storia, l’ecologia e l’ecosistema dell’area protetta. All’interno dell’area, sono stati creati percorsi didattici. Per maggiori informazioni: Corpo Forestale dello Stato, Ufficio territoriale per la biodiversità telefono Roma 06.968682 (lun-ven dalle 8.00 alle 17.00) mail utb.roma@corpoforestale.it oppure Tarquinia 0766864605 (lun-ven dalle 8.00 alle 15.00) mail pf.salineditarquinia@corpoforestale.it.

Claudia Boccini

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