La soddisfazione del bisogno attraverso il viaggio

Sono dell’idea – e ne trovo conferma sempre di più – che chiunque ama viaggiare ha un proprio, specifico modo di entrare in contatto (ma sarebbe forse meglio dire in sintonia) con una Nazione, una città, un luogo. Ciascuno di noi segue degli imperscrutabili sentieri mentali che lo portano anche, in qualche modo, a cercare la soddisfazione del bisogno attraverso il viaggio, in uno stato mentale in cui i sentimenti di evasione, di conoscenza, di incontro trovano compiuta realizzazione. Privilegiare alcune destinazioni piuttosto che altre è una scelta privata e personale, assolutamente diversa ed unica e se è vero che un viaggio a New York, ad esempio, può essere quantomeno simile a quello di mille altri viaggiatori, l’unicità nasce e si alimenta nelle diverse modalità di impostare un viaggio, nella scelta di ciò che si vuole visitare, nel ‘bagaglio’ che si spera di riportare indietro, da rielaborare una volta  a casa.

Un viaggio non sarà mai uguale ad un altro, perfino un gruppo di persone che segue il medesimo programma ed itinerario non avrà la stessa percezione dell’esperienza. Ed è questo uno dei motivi per cui la soddisfazione del bisogno attraverso il viaggio non sarà sempre diversa e soggettiva; se la destinazione è una sola, infiniti sono i modi di approcciarsi e non può esserci un viaggio migliore, più ‘figo’, più coinvolgente di un altro. Tutto è calibrato sulle singole aspettative e sul background culturale e sociale che ci portiamo – volenti o nolenti – dietro. Ad esempio, immagino che non tutti decidano, in viaggio, di spendere alcune ore per visitare i locali ‘palazzi del potere': ebbene, questa è un po’ una mia fissazione, dovunque andiamo, se possibile, cerchiamo di visitare i locali Parlamenti o Istituzioni e ne abbiamo visti parecchi, dal Parlamento di Ottawa al Bundestag tedesco, dal Parlamento svedese alla sede delle Nazioni Unite a New York, dalla sede dell’Unione Europea a Bruxelles al Parlamento scozzese di Edimburgo,  solo per citare quelli più interessanti. In questo caso, la soddisfazione del bisogno attraverso il viaggio non è altro che la realizzazione di un desiderio di maggiore conoscenza funzionale ad altre attività, sicuramente influenzata dal lavoro che svolgo e che è diventata un tassello ricorrente nei miei programmi di viaggio. Ciò mi ha anche permesso di capire che ciò che mi interessa in un’esperienza travel non è tanto mettere alla prova capacità fisiche che non ho e forse nemmeno più di tanto entrare in contatto diretto con le persone che vivono nei luoghi visitati, quanto comprendere i meccanismi sociali e politici, i meccanismi alla base di un patto sociale che può essere felicemente condiviso o, al contrario, (mal) sopportato.

Dare un taglio personale al viaggio  è quanto fa la differenza tra viaggiare consapevolmente e viaggiare seguendo l’onda. In un viaggio possono trovare spazio le passioni, le competenze, la possibilità di confronto e persino nei viaggi di gruppo – sì proprio quelli organizzati al secondo che seguono itinerari standardizzati – c’è la possibilità di trovare spazi personali per approfondimenti tematici. A pensarci bene, la sintesi di un viaggio non è altro che un concetto semplice in cui in un dato periodo una persona si sposta da un punto A ad uno B tramite un qualsiasi mezzo di trasporto ed una volta verificate le nozioni e gli elementi appresi sui libri, sul web o tramite passa-parola, riprendere un mezzo di trasporto che dal punto B torna al punto A.

Di terre inesplorate non ce ne sono più e oramai viaggiare è soprattutto un percorrere di nuovo itinerari già tracciati da chi già ha seguito il percorso prima di noi. Un viaggio non è più la meraviglia sconfinata di chi esplorando si trovava dinanzi a terre e popoli totalmente nuovi e sconosciuti, non è più la curiosità avventurosa di David Livingston, di James Cook, di Roald Amundsen, tutto è tracciato, segnato, scansionato dai satelliti, Google Maps è talmente affidabile e la mappatura del globo è quasi completa, tanto che per visitare in anticipo un luogo spesso basta utilizzare la modalità ‘mappa satellitare’ ingrandendo al massimo e seguendo le strade con l’aiuto dell’ ‘omino giallo’ (cosa che io ad esempio, faccio regolarmente per visualizzare dove si trovano gli hotel e che genere di servizi – supermercati, banche, fermate dei mezzi pubblici – ci sono nei dintorni).

Un viaggio – per quanto vogliamo auto-illuderci – tranne rarissime eccezioni non ha più quell’aura soffusa di avventura, di peripezie e di imprevisti inaspettati e sì, perfino un lieve e persistente odore di esclusività. Oggi, almeno nella nostra (presunta) evoluta società occidentale, viaggiare è realmente quasi alla portata di tutti e sono cambiati i parametri connessi all’idea stessa del viaggio. Se per la mia trisavola prendere il treno da Buonconvento a Siena era una vera avventura, di quelle da non dormirci la notte e che suggerivano di farsi il segno della croce prima di salire a bordo, oggi la medesima tratta è utilizzata quotidianamente da studenti e pendolari e la linea ferroviaria – la medesima della bisnonna – altro più non è che una metropolitana di superficie che unisce i paeselli dell’hinterland senese. Tutto è relativo e varia in base al periodo storico, alla cultura ed alla contingenza per cui quello che era un viaggio, oggi è declassato ad uno spostamento, connotato da nessuna ansia de non quella di perdere le coincidenze per eventuali ritardi.

Ed è per questo che sottolineo la necessità di trovare un senso ai viaggi, di viverli non tanto per mettere una puntina colorata in più sulla mappa geografica (no, alla fine non c’è nessun premio per chi visita tutti i Paesi del planisfero!) quanto di utilizzarli come strumento potente e irripetibile per migliorare, approfondire, creare connessioni con quello che già si è, per sviluppare nuove competenze, nuove conoscenze. Non abbiate mai paura di osare, di chiedere, di programmare e progettare. In un viaggio organizzato autonomamente, ‘costruite’ in anticipo gli spazi per le vostre passioni, informatevi su luoghi, orari, costi, possibilità. Se invece viaggiate con un gruppo, cercate di capire se ci sono spazi vuoti (una pausa pranzo, un pomeriggio libero, un’escursione facoltativa a cui potete non partecipare) da riempire con attività di vostro specifico interesse, capaci di arricchire il viaggio, ma soprattutto voi stessi, di esperienze.

Ci sono tanti viaggiatori quanti sono i viaggi, alcuni si assomigliano di più ma di una cosa sono certa: non esiste il viaggio migliore, quello più interessante o più bello. Esiste però il viaggio migliore per me, quello che – ora, proprio in questo momento, in questa specifica fase della mia vita – riesce a interessarmi, che mi migliora, mi apre nuove prospettive e soprattutto è quello che reputo che sia il più adatto.

VIAGGIARE STATO DELL'ANIMA 2

Claudia Boccini

2 Commenti

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    Elena Palombo dicembre 04, 2017

    Brava Claudia. Leggere i tuoi articoli è sempre un piacere, e questo in particolare mi rispecchia proprio tanto: grazie! Elena

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      Claudia Boccini dicembre 04, 2017

      Ciao Elena, grazie a te per aver trovato tempo per leggermi! Un post che nasce d’impulso, ma credo che sia giusto sottolineare come non esiste il viaggio ‘per tutti’, perché ciascuno di noi è unico!

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