Una straordinaria degustazione di vini italiani

L’evento romano “Vino e Arte che passione!“, che si è tenuto a Roma presso il Casino dell’Aurora di Palazzo Pallavicini Rospigliosi,  è stato un’ottima occasione per affinare la mia conoscenza di cantine e vini con una divertente (e itinerante) degustazione di vini italiani. Difficile fare una selezione a priori di quale vino scegliere di degustare ma ho voluto darmi un criterio da seguire nella scelta, che si è rivelato fondamentale in quanto era altamente improponibile (e sconsigliato) testare tutta la produzione di ben 50 espositori! Quindi, pochi vini ma selezionati, puntando sui bianchi, sui rosè e sugli spumati metodo classico e privilegiando cantine localizzate nei maggiori terroir vocati alla produzione vitivinicola, con un paio di eccezioni interessanti.

Vino e arte 6

Partendo dal nord Italia, la prima degustazione è stata dedicata al Piemonte ed al Monferrato con una degustazione di vini italiani prodotti dai Marchesi Cattaneo Adorno Giustiniani: nella Tenuta del Castello di Gabiano – estensione di 260 ettari di cui 22 destinati a vigne – i vini sono prodotti a partire dal XVII secolo e vantano una produzione di alta qualità che trova nelle peculiari caratteristiche geologiche del territorio, nell’attenta cura manuale dei vitigni e nella posizione di soleggiamento ottimale gli elementi che consentono alle uve di caricarsi di profumi intensi e assai gradevoli. Tra le diverse bottiglie del Castello di Gabiano – invecchiate ed affinate nelle cantine del Castello, che risalgono al 1200, la collezione è mirabile –  ho voluto provare il vino rosato Castelvere, Monferrato Chiaretto DOC prodotto da uve Barbera in purezza. Di colore rosa chiaro (le bucce vengono lasciate con il mosto solo per poco tempo), il vino fermenta in vasche d’acciaio a temperatura controllata e a fine fermentazione attende 6 mesi prima dell’imbottigliamento. Al naso prima ed al palato poi, risulta floreale, aromatico e con punte di frutti rossi. Non eccessivamente elevato in tenore alcolico, indicatissimo per aperitivi e antipasti (o light lunch) ho particolarmente apprezzato il suo sapore fresco e lievemente acidulo, che permane a lungo. Altro vino prodotto dalla Tenuta Castello di Gabiano che ho assaggiato è il bianco Corte, un Monferrato DOC giallo paglierino che vede le uve Sauvignon blanc – che vengono vendemmiate in anticipo e fatte fermentare in vasche di acciaio per garantire freschezza, pienezza di aromi e la tipica, buona acidità che contraddistingue il vino – unirsi ad una percentuale di  Chardonnay affinato in barrique. Nell’aroma prevalgono i sentori di frutta (io ho individuato ananas e pompelmo, ma c’è chi vi trova addirittura il sentore del mango!) che si esaltano se il vino viene servito piuttosto freddo.

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La degustazione di vini italiani successiva è stata tutta all’insegna delle bollicine e mi ha portato in Lombardia, per esattezza nell’Oltrepò Pavese, terra vocata alla produzione degli spumanti metodo classico. Nella Tenuta Travaglino di Calvignano il vino è narrato fin dal Medioevo ed è proprio in questa epoca storica che sorge la Cantina storica dell’Azienda. La produzione ‘moderna’ risale però al 1868, quando si costituisce il nucleo dell’odierna tenuta grazie al Cav. Vincenzo Comi, antenato degli attuali proprietari. I vigneti della Tenuta Travaglino si estendono oggi per un’ampiezza di 400 ettari, punto di rifermento per chi cerca un vino ben strutturato. Della Tenuta Travaglino ho provato il vino spumante rosato Montecérésino DOCG, prodotto con uve Pinot Nero impiantate a 350 metri di altezzara e raccolte rigorosamente a mano per poi essere fermentate in acciaio e quindi affinate in bottiglia per almeno 24 mesi. Il Montecérésino DOCG mi è piaciuto particolarmente per il perlage divertente e persistente, per il colore decisamente rosato e per il sentore di frutti di bosco e frutti rossi che persiste a lungo. Un vino da tutto pasto, ma che trova la migliore esaltazione con il pesce (mentre lo sconsiglio con il formaggio stagionato, che tende a coprire i sentori più fini della struttura aromatica).

 Vino e arte 3

Per la terza degustazione i vini italiani ho scelto la Toscana, ma non i territori a me più cari e conosciuti del Brunello, del Chianti o del Montecucco. Mi sono invece fermata a conoscere la produzione della Tenuta Fertuna, una cantina maremmana nata nel 1997 che si trova a Gavorrano, a poche decine di chilometri dalla costa e da Follonica (e tutto mi dice che questa estate ci farò un salto per visitarla), dove tra le diverse bottiglie in assaggio mi ha subito intrigato il Vermentino, bianco Maremma Toscana DOC ricavato dall’omonimo vitigno che in questa zona di Maremma trova terreno generoso e clima ideale. Il vino ha un colore erbaceo, profumi fioriti, fruttati e la sapidità tipica di un vino che nasce a stretto contatto con le essenze della macchia mediterranea. Sa di sole, di mare, di vacanze, di giorni spensierati. E di aperitivi sulla spiaggia, mentre tramonta il sole e il pesce arrostisce lento sulla brace, poco più in là.

Vino e arte Pomario

Una folgorazione ed una scoperta che merita approfondimenti. Non riesco a definire altrimenti il tasting della produzione dell’azienda vinicola Pomario. Siamo in Umbria (sebbene i proprietari, i Conti Spalletti Trivelli, abbiano una bellissima dimora a Roma che viene aperta all’ospitalità per chi desidera charme senza tempo, lusso ed esclusività) e a dire la verità mi sono avvicinata al banco di assaggio attratta soprattutto dalla località in cui si trovano le vigne di famiglia, il borgo di Piegaro che ho visitato qualche anno fa e dove c’è un interessante Museo del vetro  oltre che per avere qualche dettaglio della produzione. Mi sono avvicinata ad un gentile signore che – solo molto tempo e tante chiacchiere dopo – ho realizzato essere proprio il Conte Spalletti Trivelli! Le sorprese sono davvero sempre dietro l’angolo e così l’amore: con la degustazione del Muffato delle Streghe è stato amore a primo assaggio. Vino dolce di spessore, dal gusto divino e prodotto in quantitativi esigui, lo vedrei benissimo servito a fine pasto con biscottini friandises alle mandorle ed ancor meglio come vino da meditazione o per accompagnare un trancio di fois-gras posto su una fetta di pane con le noci. Lieve, leggero come l’aria che si respira tra i boschi umbri che circondano il poggio e le vigne di Pomario eppure persistente ed energico come le donne che lo hanno fortemente voluto (l’agronoma Federica De Santis, l’enologa Mery Ferrara e la contessa Susanna Spalletti Trivelli). Un grande vino che nasce dalle viti di Reisling e Sauvignon Blanc coltivate dal 2010 su un terreno terrazzato di Pomario che scende verso il bosco ed è esposto al sole,  alla bruma ed alle nebbie, elementi naturali che creano l’ambiente ottimale per lo sviluppo sui grappoli di muffe nobili in grado di conferire al vino il particolarissimo gusto. Una volta prodotto, il vino raffina per due o tre anni in botte. Magnifico! Altro vino da citare della produzione di Pomario – categoria vini rosati – è il vino Rondirose, giovane, fresco e biologico, prodotto con uve Merlot e Sangiovese, dall’intenso profumo floreale.

Vino e arte 8

Una tappa al Sud ci vuole, no? Difficile scegliere, i vini del Sud sono sempre così generosi e intensi, proprio come la sua gente, e portano con sé i sapori che provengono da terre fertili, baciate dal sole e dal lavoro dell’uomo. Nella mia ricerca del vino rosato ‘perfetto‘, che si è rivelata una degustazione di vini italiani splendidi, non potevo farmi sfuggire un assaggio di Pungirosa, che nasce dalla varietà Bombino nero DOCG usata in purezza e che l’Azienda Vinicola Rivera produce in Puglia nella zona di Castel del Monte. Un vino che ha i riflessi di pietra preziosa, zaffiro rosa liquido che nel calice si scompone in mille sfumature, e di profumi schietti di cui si carica nel tempo che attende in vigna prima della vendemmia ottobrina. Un vino lieve ed allegro, non particolarmente alcolico (12%), ricco di aromi morbidi che suggerisco di berlo giovane, sebbene sopporti un paio di anni di invecchiamento. Un vino che invoglia a brindare!

Vino e arte 1

Per finire, non potevo non fare una sosta al banco di assaggio della Nonino, famosa distilleria di Percoto (UD) che ha arricchito la produzione di grappe classiche, barricate  e monovitigno con amari e distillati innovativi, in un percorso di promozione che vede le grappe entrare nella ricetta di cocktail, long drink ed aperitivi. Molt0 apprezzati dai mixologist perché inediti e piacevoli da gustare. Il cocktail che ho assaggiato – preparato ovviamente al momento  – è il Nonino Ginger, creato per Nonino dal Mixologist russo Dmitry Ananiev e che prevede l’unione di Grappa Nonino Monovitigno Chardonnay invecchiata in barriques per 12 mesi, succhi di zenzero, di uva e di pera shakerati con sciroppo di zucchero e Sprite (o prosecco, per chi lo desidera più alcolico). Il tocco in più? Una fettina di zenzero candito per guarnire!

Vino e arte 9

(*): vorrei rassicurarvi che nella degustazione di vini italiani no, non ho ecceduto con l’alcool come potrebbe sembrare dal post perché, come è abitudine di tutti i wine tasting, il vino che si bene è davvero poco in quanto dopo averne apprezzato colore, profumo, consistenza e bagnato le labbra (o poco più) per carpirne i dettagli del sapore, tutto il resto lo si getta nella cosiddetta ‘sputacchiera’, un contenitore destinato a contenere il vino in eccesso. Per poi cominciare di nuovo con un altro vino. Unico vero eccesso che mi sono concessa, il cocktail a base di grappa Nonino (ottimo!) ed un piccolissimo assaggio, sempre presso il banco Nonino, di liquore Prunella Mandorlata, distillato con sentori di amaretto e  marzapane.

Per approfondire, i link alle aziende vitivinicole citate nel post:

 Vino e arte 2

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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