Viaggiare sul Trenino Rosso del Bernina

          Trenino Collage

Cosa è la felicità? Per me è stato viaggiare sul Trenino Rosso del Bernina e percorrere i chilometri che separano Tirano da St. Moritz, scalando montagne e passando da amene vallate ad impervi altipiani ad una velocità lenta ma costante, ideale per guardare il grandioso panorama delle Alpi svizzere e scattare tante foto. Durante il viaggio di andata ero talmente euforica (saltellavo per il vagone alla ricerca dell’inquadratura migliore, mi sporgevo dai finestrini per salutare i viaggiatori in attesa nelle stazioni tanto simili alla casa di Heidi, facevo domande astruse ai conduttori che controllavano i biglietti) che Francesco ha dovuto richiamarmi all’ordine e ricordarmi che no, non sta bene che una signora di  -nta anni si comporti come una sciocchina!

Ma tant’è: varcare la soglia della micro stazione di Tirano della Ferrovia Retica, salire a bordo del vagone di 2^ classe in stile un po’ retrò, (l’ultima vettura del treno è un’ottima scelta, perché si vede bene il sinuoso movimento del treno mentre percorre l’itinerario e soprattutto il finestrino in fondo alla vettura è un’ottima postazione per riprese video) è stato il coronamento di un sogno che mi portavo dietro da anni, che più di una volta sono stata sul punto di concretizzare ma – immancabilmente – c’era qualche difficoltà all’ultimo momento che ne impediva la realizzazione.

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Funziona così: a Tirano si va in Piazza delle Stazioni e si entra nell’edificio più chiaro (e più ordinato, ehm!) dove per prima cosa si incontrano gli Uffici dell’Agenzia delle Dogane: ricordatevi il documento valido per l’espatrio, sebbene a noi nessuno abbia chiesto nulla, ne’ nel lato italiano ne’ in quello svizzero della frontiera. Si accede poi all’atrio dove la biglietteria funziona anche da centro informazioni – a disposizione avrete brochure e depliants, in parte gli stessi che mi hanno spedito a casa –  e negozio di vendita di merchandising legato al trenino rosso ma io ho visto soprattutto giochi per bambini. In ogni caso, vi conviene acquistare on line i biglietti (e nel post Come prenotare il Trenino Rosso del Bernina vi ho spiegato come fare).

Ci si trova quindi – finalmente, evviva! – nella parte della stazione con i binari ed i treni in attesa: si sale (ci sono vagoni di 1^ o di  2^ classe e vetture panoramiche, dipende da ciò che avete prenotato), ci si siede e si aspetta che – puntuale come un’orologio svizzero (ops! ma queste sono Ferrovie svizzere!) il treno inizi la sua corsa. Questo in teoria. In pratica vi accorgerete che l’euforia del viaggio contagia un po’ tutti i passeggeri e nonostante il freddo (sì, a Tirano e lungo tutto il viaggio del Trenino Rosso del Bernina faceva un freddo della paletta) per guardare il panorama (e scattare foto, fare go-pro, video, selfie…) finirete per viaggiare con i finestrini aperti e vi troverete gomito a gomito con altri viaggiatori altrettanto euforici, non importa se c’è il sole, piove o nevica!

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Dopo esser partito dalla stazione di Tirano, il Trenino Rosso attraversa la bella piazza del Santuario della Madonna di Tirano: si passa proprio nel mezzo, come se fosse un tram di città e non un vero e proprio treno. Costeggia poi abitazioni e casolari e a meno di un paio di chilometri dalla stazione di Tirano, ciao Italia!, siamo in Svizzera. Il viaggio del trenino rosso prosegue in salita fino a Campocologno, il primo paese della Confederazione elvetica. Qui in teoria dovrebbero salire i gendarmi svizzeri per il controllo documenti ma, come ho detto poco sopra, noi non abbiamo visto proprio nessuno. I binari costeggiano la strada cantonale n. 29 fino ad arrivare a Campascio, una delle tante fermata a richiesta che ci sono lungo il percorso. Poco prima di arrivare al paese di Brusio, si incontra il famoso viadotto circolare, che con una rotazione a 360° permette al treno di salire in quota in poco tempo. In questo tratto di ferrovia si possono anche vedere i crotti, curiose costruzioni “ad igloo” fatte di sassi, che venivamo utilizzate nel passato come cantine e depositi ma anche come abitazioni temporanee.

La fermata successiva, ugualmente a richiesta, è Miralago, sul Lago di Poschiavo, base per passeggiate (si può fare il giro del lago, sono 7 km.) ed escursioni. Quasi completamente ghiacciato quando ci siamo passati noi, con dei lastroni su cui si riflettevano le montagne ed il cielo grigio e plumbeo. Lungo le sponde hotel eleganti e belle abitazioni ma, visto il periodo, era tutto piuttosto chiuso. Prima di arrivare a Poschiavo, il capoluogo dell’omonima valle (che deve essere proprio una gran bella cittadina ma che purtroppo non abbiamo avuto tempo di visitare) si incontrano altre micro stazioni, Le Prese e Li Curt.

Se dovete scendere in una delle stazioni meno frequentate, ricordatevi di prenotare la fermata pigiando il pulsante apposito che c’è in vettura (e per scendere, una volta che il treno è fermo, di premere il pulsante accanto alle porte per aprirle).

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Il treno affronta ora la montagna, quella vera, e si sale davvero tanto in pochi chilometri grazie ad una serie infinita di tornanti stretti, di viadotti e di numerose gallerie: il lago di Poschiavo appare sempre più piccolo e lontano, eppure è una presenza costante in questo tratto di percorso del Trenino Rosso. Mentre si sale le fermate a richiesta di Privilasco, Cadera e Cavaglia ci ricordano che il Trenino Rosso è un mezzo di trasporto locale prima ancora che un’attrazione turistica.

Il tempo è ancora grigio, qualche raro fiocchetto di neve si possa sui finestrini del treno, tutto intorno la neve, seppure non troppa, ricopre ogni cosa. Siamo sul treno e siamo in uno spazio irreale, non riusciamo a staccare gli occhi dal paesaggio che ci circonda, dai colori insoliti e puri. Quante sfumature ha il ghiaccio, ad esempio! Lo sapete che può essere grigio, lattiginoso, bianco ma anche azzurro cielo? Ma i colori, a partire dal rosso del Trenino, sono una costante del viaggio: come non innamorarsi del laghetto alpino Lago Palù, di un turchese così incredibile da sembrare innaturale, esaltato dal bianco della neve e dal verde scuro degli abeti?

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Il Trenino Rosso sale ancora fino ai 2091 metri di Alp Grüm, stazione ferroviaria che è anche un ristorante stellato, in una posizione ottimale per osservare i panorama circostante, il ghiacciaio Palù, il gruppo del Bernina, le Alpi italiane e tutta la val Poschiavo con il suo lago: non saranno pochi i passeggeri che sceglieranno di scendere qui per una sosta e poi proseguire con il treno successivo (il Trenino Rosso funziona con il sistema hop-on hop-off, ovvero si sale e si scende dai treni senza  troppi problemi, purché nella direzione di marcia).

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Ancora più su, viaggiamo quasi in mezzo alle nuvole (il tempo in questa prima parte di percorso non è stato un granché, ma che importa, sono sul Trenino Rosso del Bernina no? :) ) e costeggiamo il ghiacciatissimo Lago Bianco fino a raggiungere il punto più alto della ferrovia, l’ Ospizio Bernina a 2.253 metri di altezza. Da qui entriamo in Engadina e non si parla più l’italiano ma il tedesco ed il romancio (che però si capisce abbastanza perché è una lingua neolatina). La stazione è anche rifugio e volendo ci si può dormire.

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L’altopiano che percorre il treno è la base di partenza delle funivie che raggiungono le vette Piz Lagalb e Diavolezza, amate dagli sciatori in inverno e dai trekker in estate (le stazioni di Bernina Lagalb, Bernina Diavolezza e Bernina Suot così come Morteratsch, più a valle, sono a richiesta). Da qui in poi abbiamo sempre trovato il sole e la mia euforia ha raggiunto livelli di guardia: stavo viaggiando in una cartolina, in un quadro, in un… paradiso!

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La stazione di Surovas ci introduce al centro abitato di Pontresina (palazzi e hotel eleganti, costi elevati ma mai quanto quelli che troveremo poi a St. Moritz!), dove scendiamo per un paio di ore per visitare la cittadina e tentare di visitare il Museo Alpino (chiuso!) oltre a fare una pausa pic-nic con panini con la bresaola di Tirano preparati la mattina prima di partire (i prezzi dei ristoranti svizzeri, almeno quelli di Pontresina e St. Moritz, sono abbastanza fuori target o, comunque, non giustificati: una minestrina in brodo e secondo di carne lessata viene la bella cifra di 39 franchi svizzeri, circa 37-38 euro!). A Pontresina ci sono belle piste da sci (anche di fondo!) , impressionanti cascate di ghiaccio da scalare (!) ed è possibile noleggiare una carrozza per raggiungere la Val Roseg.

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Pontresina

Risaliamo sul treno per raggiungere la destinazione finale, la città VIP di St. Moritz, dove ci accoglie il lago ghiacciato su cui si sta disputando la Snow Polo Word Cup (tra gli sponsor Maserati, Cartier, Perrier-Jouet, non so se mi spiego…) e decine di negozi di lusso e banche. Il tempo di un giro veloce – la città non ci entusiasma, troppo poco genuina – e  riprendiamo il trenino rosso del Bernina per tornare indietro.

L’aperitivo, anziché con champagne a St. Moritz, lo faremo a Tirano, al Bistro Merizzi, con bollicine italiane (Prosecco Franciacorta). Non saremo vip ma coccolarci ci piace parecchio!

Claudia Boccini

2 Commenti

  1. Avatar
    Lucrezia & Stefano - in World's Shoes febbraio 11, 2016

    Ma che bello! Ne avevamo già sentito parlare e letto in alcuni libri di questo fantastico trenino che passa in mezzo a montagne innevate e laghi troppo belli per esser veri. È stato bello leggere l’esperienza di chi ha avuto la possibilità di salirci e fare questo bel giro! Immaginiamo l’euforia! È anche giusto così… Non bisogna trattenersi troppo in questi casi! Ahaha
    Un bacio :)

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