Argentina – Provincia di Salta

Se vi è piaciuta la prima puntata del racconto del viaggio in Argentina scritto da Aida, resterete senza fiato e parole e profondamente emozionati leggendo la seconda parte dell’itinerario, arricchito da meravigliose foto. Assieme alla sua famiglia è andata alla scoperta di una delle regioni più aspre, difficili e affascinanti del Paese, fino ad arrivare sulle Ande, dove le altitudini elevate oltre i 4.000 metri, i deserti di rocce e la presenza di guanachi sono la normalità.
Pronti per andare alla scoperta della provincia di Salta?
Atterriamo all’aeroporto di Salta nel primo pomeriggio, abbiamo scelto di visitare questa parte dell’Argentina perché l’inverno è la stagione migliore per queste latitudini tropicali altrimenti caldissime, ci aspettavamo un clima fresco… ma ci accoglie la neve cui non eravamo affatto preparati, e questo non ci mette di buon umore.
L’agente della compagnia di noleggio locale, scelta molto azzeccata e consigliata non solo per i prezzi ma anche per la flessibilità e disponibilità, ci dice che si tratta di una circostanza unica e destinata a finire in giornata, e in effetti nel corso del viaggio il meteo migliora e si affaccia un tiepido sole.
Pochi chilometri e ci addentriamo nella Quebrada del Rio del Conchas, un canyon che si “srotola” tra rocce dalle mille forme corrose da acqua e vento nei secoli. Paesaggi crudi che si aprono d’improvviso in punti panoramici su una vallata sconfinata, rocce dalle forme strane che sembrano sollevarsi a forza e alcune erosioni notevoli che hanno creato La Garganta del Diablo o l’Anfiteatro dove il tramonto e il suono di una chitarra rendono il tutto ancora più suggestivo ed emozionante.
Al termine della Quebrada si arriva a Cafayate, cittadina circondata da vigneti a più di 1.600 metri di altitudine, dove ci aspetta un delizioso piccolo resort.
Il giorno successivo salutiamo Cafayate nel gelo del primo mattino partendo in direzione di Cachi, il primo tratto di strada corre tra file di vigneti per poi restringersi e diventare sterrato quando inizia a salire verso le Ande, all’ingresso della valle sorge finalmente il sole che subito ci riscalda. Lo spettacolo è incredibile: forme, colori, figure, tagli che costeggiano il fiume Calchaquis si susseguono senza sosta e senza fiato fino alla riserva naturale di Angastaco, con i suoi contrasti tra le asperità delle rocce e la placida vegetazione del letto del torrente.

Oltrepassata Angastaco il paesaggio diventa più brullo quasi senza vegetazione, ogni tanto attraversiamo un villaggio, qualche baracca, tra questi agglomerati urbani c’è sempre una scuola per i tanti bambini che incontriamo, siamo molto colpiti anche dalle persone sempre sorridenti e gentili ,in una parola serene.
Arriviamo a Molinos dove decidiamo di fermarci per il pranzo. Il posto è semplicemente splendido, molto curato con una bianchissima chiesa del ‘700. Il ristorante è talmente bello, con il suo patio dominato da un albero enorme e i suoi piatti ricercati anche nella presentazione, da sembrare finto.
Da qui fino a Cachi attraversiamo un paesaggio desertico ma molto trafficato trattandosi dell’unica strada di collegamento tra i due centri principali della valle. Cachi come dicono qui è un pueblo hermosissimo sempre baciato dal sole, molto tranquillo e aria purissima grazie ai suoi 2.500 metri di altitudine. Il nostro boutique hotel è un po’ fuori, una costruzione in mattoni ricoperta di calce bianca a contrasto con l’azzurro del cielo, fuori dal mondo e dal tempo. La cena è ottima come al solito, poi quattro chiacchiere davanti al camino con un bicchiere di rosso tra le mani, e infine sfidiamo il freddo per goderci lo spettacolo di un cielo stellato che ricorderemo a lungo.
Dopo la lunga e impegnativa giornata risalendo il fiume Calchaquis ci aspetta un trasferimento più breve ma molto spettacolare. Ci portiamo rapidamente sopra i 3.000 metri attraversando il Parque de los Cardones (cactus in spagnolo) percorrendo la cosiddetta Recta del Tin Tin, un’infinita linea retta lunga 40 chilometri risalente al periodo Inca. Gli spazi lassù sono immensi e noi per lo più soli tra le montagne e il cielo in compagnia di migliaia di cactus. Bastano un paio di curve perché lo scenario cambi completamente, la strada diventa tortuosa, e i mille spettacolari tornanti della Cuesta dell’Obispo ci riportano in un attimo a quota 1.000 verso Salta, dove arriviamo nel primo pomeriggio per visitare la capitale di questa regione andina.
La città è molto grande, la sua periferia è colorata e trafficatissima nonostante non ci siano strade asfaltate al suo interno , il centro invece è quello di una tipica città coloniale con la sua piazza quadrata su cui si affacciano la Cattedrale, il Cabildo (municipio) e alcuni edifici signorili. C’è anche una specie di corso principale che tra negozi e palazzi si allunga fino alla chiesa di San Francisco, che si impone alla vista con il suo stile barocco e il contrasto tra il rosso delle mura e il bianco delle colonne. Chiudiamo la giornata con un aperitivo in piazza dove conosciamo due coppie del sud del Paese venute qui in vacanza per sfuggire alle elezioni: in Argentina, infatti, esiste l’obbligo del voto e il trovarsi a centinaia di chilometri di distanza è una delle poche giustificazioni ammesse.
Lasciamo Salta per la Quebrada di Humahuaca, una valle dichiarata patrimonio dell’Unesco, e durante tutta la strada ne capiamo il motivo: questo Canyon più che scavato dal Rio Grande, che ora in inverno è completamente prosciugato, sembra disegnato ad arte. Le rocce hanno i colori più diversi, mille sfumature dei toni del giallo, arancio, rosso, viola, blu, verde, bianco… impossibile da raccontare e anche le foto fanno fatica a restituire quello che l’occhio vorrebbe cogliere.
Al centro di questa valle c’è Purmamarca, piccolo villaggio ai piedi del famosissimo Cierro de los siete colores, un piccolo monte cui la natura ha donato tutti i colori principali della valle realizzando un acquerello che non ti stancheresti mai di guardare.
Proseguiamo, attraversando il Tropico del Capricorno, fino a Humahuaca l’ultimo villaggio della valle da cui prende il nome, che ci stupisce con le sue stradine fatte di ciottoli, il bianco abbagliante di tutti i suoi edifici, una bella chiesa del ‘600 e un curioso Cabildo che sembra disegnato dal Coppedè.
Iniziamo a sentire i 3.000 metri, ci manca il respiro e fatichiamo anche solo a passeggiare. Chiudiamo questa splendida giornata perdendoci tra i colori del mercato di Tilcara, il centro più commerciale e più tipicamente turistico della zona.
L’ultimo giorno sulle Ande ci riserva la salita fino alle Salinas Grandes, l’ascesa fino ai 4.170 metri è graduale e lo spettacolo che ci si trova davanti lascia senza fiato. Una volta saliti in quota la strada avanza nella Puna, il deserto andino, il paesaggio è maestoso e assoluto, il confronto con la natura e l’assenza di punti di riferimento quasi ci annienta. Corriamo tra guanachi che brucano tranquilli, asini selvatici e vette altissime che si stagliano all’orizzonte lungo il confine con il Cile. Le Saline sono un immenso lago bianco tra le montagne, il contrasto con il blu del cielo quasi ti stordisce. Senza dubbio una delle esperienze più emozionanti che questa regione ci regala.
In aeroporto i controlli, gli schermi, gli annunci pubblicitari ci riportano in una realtà che avevamo per un po’ dimenticata, ci rendiamo conto solo allora di aver trascorso cinque giorni lontano da tutto ciò che quotidianamente per noi è indispensabile e che qui semplicemente non esiste. Ripartiamo felici e sereni.
Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

4 Commenti

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    Roberta Ardissone ottobre 19, 2018

    Super interessante!!! Visiterò salta a gennaio (aiuto per il caldo!) hai un tour operator della zona da consigliare? Siamo in coppia e non vorremmo affittare l’auto, anche se so che sarebbe la scelta migliore!☺️

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    Bruno Barbieri settembre 20, 2018

    Molto piacevole ed interessante. Visiterò gli stessi luoghi il prossimo dicembre e sono sicuro, dopo la tua bellissima descrizione che sarò anch’io entusiasta di questa zona e delle foto che scatterò. Spero solo non sia troppo caldo.
    Bruno

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