Giappone: visitare Beppu e le sue sorgenti termali

Quando si è trattato di decidere l’itinerario dell’ultimo viaggio in Giappone, a parte Tokyo dove avremmo fatto tappa sia dopo essere atterrati che prima di ripartire, una cosa era chiara: volevamo visitare località meno frequentate dal turismo occidentale – che usualmente si limita nei tour organizzati a visitare Tokyo, Kyoto, Nara e forse Osaka – ma ugualmente interessanti sotto il profilo culturale, naturalistico e sociale. E sicuramente visitare Beppu, cittadina del Kyushu famosa soprattutto per il suo territorio geotermale, è stata una scelta indovinata!

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Immaginate di trovarvi in una città che è un po’ Larderello e un po’ Abano Terme: come nella località toscana, la geotermia ha un ruolo rilevante nell’economia e spesso e volentieri si vedono pennacchi di fumo levarsi in aria ma qui anziché esserci fabbriche ci sono hotel e complessi termali, che sfruttano le risorse naturali per offrire Onsen spettacolari ed esperienze uniche ai tanti turisti, per lo più giapponesi o comunque orientali.

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Per visitare Beppu non occorrono molti giorni perché non è una città grandissima e quindi un paio di giorni pieni sono più che sufficienti (oltre, secondo me ci si annoia a meno di non essere particolarmente appassionati di riti termali), di cui almeno uno deve essere dedicato alla visita del circuito degli Jigoku, particolari sorgenti bollenti che sgorgano dalle viscere della terra assumendo forme e colori diversi in base agli strati geologici attraversati dalle acque, mentre un altro giorno può essere dedicato ad una pausa benessere e a contatto con la natura, da trascorrere in un Onsen, facendo passeggiate lungo la spiaggia,  o salendo con la funivia sul Monte Tsurumi, inserito all’interno del Parco Nazionale Aso-Kuju. Dalla stazione a monte della funivia si possono seguire (brevi) sentieri che portano a piccoli templi edificati sulla montagna oppure proseguire con una breve passeggiata fino in vetta, 1.375 mt., per vedere il panorama di Beppu e dintorni.

Il modo più veloce e semplice per arrivare a Beppu è utilizzare il treno: noi da Tokyo abbiamo preso un Shinkansen fino a Kokura (con cambio a Shin-Osaka) e quindi un treno espresso che segue un percorso in mezzo alle montagne e lungo le coste. Il viaggio da Tokyo è piuttosto lungo, oltre 7 ore, ma il tempo passa velocemente tra uno spuntino, una chiacchiera, un libro da sfogliare ed un sonnellino. E i treni giapponesi, come sempre, sono molto comodi e puliti!

All’arrivo, troverete una sorgente di acqua bollente già sul piazzale della stazione di Beppu e ad accogliervi ci sarà una statua di un buffo omino, il signor Kumahachi Aburaya detto anche Shiny Uncle, a cui Beppu deve il suo sviluppo in città turistica: fu il primo ad intuire le potenzialità della città, a promuovere lo sviluppo alberghiero e a creare un servizio di visite guidate con pullman lungo il percorso delle sorgenti calde.

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Non dedicate troppo tempo al centro cittadino di Beppu: è piccolo, con strade perpendicolari e dominato dall’orribile e alta torre delle televisione, su cui volendo si può anche salire per vedere il panorama, il lungo mare non è strepitoso (qui attraccano anche grandi navi da crociera) e onestamente non c’è moltissimo da fare o da vedere. Come in ogni città turistica che si rispetti, dove si va per rilassarsi e (forse) dimenticare le fatiche del quotidiano, non mancano sale da gioco, ristoranti, attività ricreative in genere.

In alcuni articoli e post scritti su Beppu viene riportato che in questa cittadina ci sono quartieri a luci rosse, discoteche, locali  equivoci: va bene che io su queste cose sono sempre piuttosto addormentata ma vi assicuro che io non mi sono accorta di nulla. Quindi, se ci sono, sono così ben dissimulati da non creare imbarazzi di sorta. Semmai, anzi, la prima impressione che si prova nel visitare Beppu è che si tratta di una cittadina di provincia un po’ assonnata, dove tutto è fermo ad un paio di decenni addietro, quando Beppu e le strutture turistiche erano al massimo del loro splendore.

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Altra cosa che mi ha lasciato un po’ sconcertata è che la sera alle 19.00 è quasi tutto chiuso ad eccezione dei centri commerciali che prolungano l’apertura fino alle 22.00. Altra cosa: come costi, Beppu è decisamente più cara rispetto alla media giapponese (ah, il turismo…) tant’è che l’hotel in cui abbiamo alloggiato – il Daiti Beppu Hotel – è quello con il peggior rapporto qualità/prezzo tra tutti quelli che abbiamo utilizzato nel corso dei tre viaggi in Giappone.

Molto più interessante visitare Beppu focalizzandosi sulle sue attrattive naturalistiche: come dicevo sopra, imperdibile il circuito degli Umi Jigoku e la visita del caratteristico distretto di Kannawa, dove le fumarole e le caldere sono tantissime, i vapori escono da tombini e fessure del terreno (e in parte l’energia geotermica viene utilizzata per usi industriali) e dove è possibile vivere l’incredibile esperienza di cucinare “Jigoku Mushi“, solo con l’uso del vapore geotermale (ma di questo ve ne parlo in un post a parte, perché è stata un’esperienza fantastica!).

Il distretto di Kannawa è la zona più prettamente geotermica di Beppu e per arrivarci bisogna prendere un autobus urbano  che parte dalla stazione (Kamenoi Bus, si può prendere sia il n. 2 che il n. 5 o il 26, in base a quello che passa prima e la percorrenza è di circa 20 minuti, quindi non fate gli eroi pensando di arrivarci a piedi!) e la scelta migliore, considerando che poi durante la giornata si dovranno utilizzare nuovamente gli autobus, è di acquistare un pass giornaliero a 900 yen (poco più di 7€). Sempre alla stazione di Beppu c’è l’ufficio turistico dove potete acquistare il voucher per l’ingresso a 7 diversi laghetti geotermici (1.800 yen, c’è un risparmio non indifferente rispetto ai singoli biglietti), mentre un ottavo laghetto, con piccolo zoo annesso, si visita pagando a parte (noi abbiamo evitato, non amo in genere gli zoo e figuriamoci se vado apposta in Giappone per visitarne uno!).

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Scendete con l’autobus alla fermata di Umi-Jigoku (impossibile non accorgersene, in pratica si svuota l’autobus e in ogni caso c’è una grande insegna bianca e azzurra su un pilone). Attraversate la strada andando verso destra e seguite i cartelli azzurri, praticamente impossibile sbagliare! Dopo meno di 200 metri arrivate all’ingresso della prima delle sorgenti naturali, appunto Umi Jigoku. Attenzione: gli Jigoku (‘inferni’) sgorgano dalle profondità della terra e hanno temperature elevatissime, per cui non pensate che si tratti di fonti termali come siamo abituate a concepirle noi: qui si viene per ammirare la forza della natura, il paesaggio, le particolarità ma non per attività balneare. Per quelle, vi aspettano gli Onsen che, come dicevo, a Beppu sono numerosi e ben organizzati.

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Per prima cosa, consegnate il voucher che avete acquistato all’Ufficio Turistico alla cassa di ingresso, in cambio vi verrà consegnato un blocchetto con tanti biglietti quante sono le sorgenti naturali da visitare. Superato l’ingresso, vi troverete davanti un delizioso laghetto azzurro cobalto (mi verrebbe quasi da dire quasi blu Tiffany!), da cui si levano densi vapori bianchi. Delizioso davvero, così come tutto i paesaggio che lo circonda, ma impossibile solo pensare di farci un bagno: qui l’acqua è talmente calda che cuociono le uova (e non per modo di dire)!

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Sempre nella stessa zona, ci sono un altro paio di laghetti più piccoli, con caratteristiche diverse: in uno l’acqua è color ruggine e l’altro è lattescente. Sempre qui c’è una serra che utilizza i vapori caldi del sottosuolo per la coltivazione di fiori e piante tropicali. Una volta compiuto il percorso sul sentiero che gira attorno al laghetto principale, scattato foto di rito contendendo spazio e scenografia ai tanti turisti nipponici potete darvi agli acquisti: nel negozio trovate i sali e l’argilla tratti dalla sorgente oltre a uova sode (!) e budini di latte e uova cotti utilizzando il vapore naturale.

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Proseguite il vostro itinerario spostandovi nella successiva fonte naturale, Onishibozu Jigoku, che grosso modo significa la sorgente naturale delle teste dei monaci perché si tratta di una fonte argillosa e gassosa in cui le bolle di gas creano forme sferiche che, appunto, nell’immaginazione richiamano la testa rotonda e calva dei monaci buddisti (lo capite meglio guardando la foto qui sotto). Anche qui, piccolo sentiero da seguire a piedi, negozietto e bagni: pulitissimi e numerosi come in tutto il comprensorio delle fonti.

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Lasciate queste due fonti, proseguite in discesa verso la terza sorgente naturale, Yama Jigoku, dove c’è anche lo zoo: questa attrazione non fa parte del pacchetto e quindi se proprio volete visitarla (ma lo volete davvero?) dovrete pagare a parte. Successivamente vi aspetta invece la fonte Kamado Jokogu, in cui si è accolti da buffe statue di procioni e di demoni: anche qui ci sono fonti di diverse tipologia a breve distanza l’una dall’altra e quindi potete osservare un laghetto lattiginoso, una pozza di fango rosso bollente ed un laghetto arancio il cui colore deriva dall’alta percentuale di ferro nelle rocce che attraversa l’acqua bollente prima di emergere. Se volete, anche qui potete fermarvi per uno spuntino a base di uova sode, budini o riso cotto con la sola forza del vapore. Le sorgenti qui sono un pochino meno calde e volendo potete approfittarne per fare pediluvi, maniluvi e anche per bere l’acqua, che pare abbia proprietà salutari (no, ne’ io ne’ Francesco l’abbiamo assaggiata quindi non so dirvi il sapore).

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Altro breve tratto di strada a piedi, altra fonte. Ma quel che più colpisce della Oniyama Jigoku non sono tanto i vapori delle sorgenti quanto le decine e decine di coccodrilli ospitati nei recinti, a pochissimi metri dai visitatori. Si, avete capito bene: coccodrilli in Giappone. Tanti, di tutte le misure ma per lo più grossi e impressionanti coccodrilli, importanti nel 1923 dalla Malesia e che qui hanno trovato habitat ideale. Ecco, lo ammetto, davvero da paura: non conosco le abitudini di questi rettili, che paiono impagliati quando sono immobili ma che sono altrettanto capaci di guizzi repentini e famelici.

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La sorgente termale successiva, Shiraike Jikogu, in confronto vi sembrerà il Paradiso: si entra in un tipico giardino giapponese, con alberi, ponticelli, sentieri sinuosi e un laghetto termale azzurro cielo con un masso al centro. Negli edifici che lo circondano è ospitato un piccolo acquario tropicale che sfrutta il calore delle acque (sgorgano a 95°), nulla di eccezionale ma dopo l’esperienza dei coccodrilli qualsiasi cosa vi sembrerà bellissima!

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Terminata la visita delle sorgenti naturali del distretto di Kannawa (a conti fatti, per vedere le prime 5 sorgenti naturali incluse nel voucher cumulativo ci abbiamo messo più di due ore e mezza)  avete più possibilità: potete fermarvi in un Onsen per rilassarvi con un bagno caldo oppure mangiare qualcosa, fare una passeggiata lungo le vie acciottolate di Kannawa e curiosare nei negozi che si aprono lungo la via, dedicarvi a bagni di vapore gratuiti (ce ne sono accanto al ristorante dove si cucina con il vapore). In alternativa, potete proseguire la visita raggiungendo le ultime due sorgenti naturali incluse nel pacchetto, che si trovano a circa 3 km. nella zona di Miyukizaka, dove arrivate con una corsa in bus (n. 16 per andare, n. 26 per tornare, non sono frequentissimi quindi verificate gli orari).

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La prima delle due fonti naturali, Chinoike Jikogu, è affascinante per l’insieme: uno stagno rosso, circondato da vegetazione bassa e da un bosco. Una delle foto che mi piacciono di più – quella in alto nel post – l’ho scattata proprio qui: un pino dai rami contorti e sullo sfondo l’acqua  sanguinolenta. La seconda fonte di questo distretto, Tatsumaki Jikogu, mi è sembrata invece un po’ troppo turistica: non si tratta di uno stagno o di una sorgente ma di un geyser che periodicamente – all’incirca ogni mezz’ora, scaturisce da alcune rocce. Nell’attesa, il pubblico viene fatto sedere su delle gradinate in attesa dell’evento mentre un buffo personaggio lo intrattiene. Forse questa è la fonte naturale meno interessante e non conoscendo il giapponese, non siamo nemmeno riusciti a capire cosa diceva il pupazzo animato. Insomma, si potrebbe anche saltare se avete di meglio da fare, come ad esempio andare a fare veri bagni termali degli Onsen di Kannawa.

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Parlando di Onsen, il complesso Hyotan,  è ben organizzato anche se un po’ turistico e piuttosto frequentato da occidentali ed oltre ai bagni pubblici come di rito separati  per uomini e donne, affitta anche piccoli bagni privati con vasche interne ed esterne (da considerare se la nudità vi crea problemi o se volete condividere l’esperienza con i vostri familiari) ad un costo accettabile, meno di 20€ per un’ora. Unica accortezza se utilizzate gli onsen privati: fate in modo di prenotarli per tempo soprattutto se di sabato o di domenica. Eventualmente, potete chiedere alla reception del vostro hotel di farlo per voi. Hyotan Onsen si trova  non troppo distante dal capolinea dei bus di Kannawa, da cui si scende in discesa lungo Ideyu-Zaka fin dove finisce l’acciottolato e quindi si va verso destra. Per il ritorno, dovete tornare indietro fino al capolinea di Kannawa (oppure prendere un taxi). Mi raccomando: ripassatevi le regole per accedere ad un Onsen giapponese se non volete fare brutte figure!

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 Informazioni utili per visitare Beppu:

  • stagioni migliori: autunno, inverno, primavera (in estate rischia di essere un po’ troppo caldo per apprezzare le sorgenti naturali, d’altra parte siamo al sud del Giappone);
  • Onsen: oltre al complesso Hyotan, a Beppu ci sono altri Onsen storici, come il Takegawara Onsen, il Furowonsen, Kitahama Onsen (sul mare);
  • Funivia Monte Tsurumi: si trova a circa 10 km. dalla stazione ferroviaria di Beppu. Per arrivarci prendere gli autobus 34, 36 o 37 (circa 20 minuti di viaggio). Costo del biglietto a/r 1.600 yen. La funivia è aperta dalle 9.00 alle 16.30 da 15 novembre al 14 marzo mentre prolunga l’apertura fino alle 17.00 dal 15 marzo al 14 novembre.
Claudia Boccini

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