Un anno che va ed uno che viene – il bilancio del mio anno 2018

Dovrei farvi gli auguri di fine anno e di buon inizio 2019. Dovrei. E sicuramente alla fine di questo post lo farò.  Eppure più che scrivere di gioia, di letizia e felicità, di tanti viaggi e trallallero-trallallà, quello che mi esce dalle mani e scivola come olio liquido sulla tastiera è soprattutto voglia di ripercorrere un anno che mi ha visto riposizionare sulla scala delle priorità alcuni punti fermi (o almeno, quelli che credevo punti fermi!) della mia vita. Andiamo per ordine, perché davvero è stato un anno strano, che ancora non riesco a capire se imputare, nel registro della partita doppia della vita, tra le perdite o i guadagni.

Primo grande cambiamento, il mio lavoro. Dopo anni ed anni passati ad “accudire” i politici di turno con le loro immancabili “improcrastinabili esigenze” e a rinunciare di conseguenza a tempi e spazi personali  hd ogni volta che dovevi prendere un giorno di ferie dovevi incrociare tutte le dita sperando che non succedessero sommovimenti e crisi di governo, dopo lunga meditazione ho capito che devo pensare soprattutto a me stessa e quindi ho scelto di lavorare in un settore più sereno e gratificante. Anche se ciò significa avere uno stipendio meno entusiasmante – che poi, 100-200-500 euro sono tanti o sono pochi? Cosa è che pesa di più sulla bilancia, il tempo per me stessa o il metallo della moneta? –  e di sicuro brillare meno in termini di visibilità professionale. Come diceva mia nonna, per quanto utili i soldi non fanno la felicità.

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Mi sono poi messa in testa che alla nascita, a ciascuno di noi, vengano dati in dote tanti barattoli di vetro pieni di tempo. Ogni volta che ne utilizziamo uno, automaticamente lo spazio lasciato vuoto viene riempito da oggetti che simboleggiano la nostra vita passata, i nostri traguardi raggiunti, i nostri pensieri più intimi colti nel momento stesso in cui si formano. Tempus fugit. I nostri barattoli si riempiono di volta in volta di gioia e allegria, di sassi e sabbia, di lacrime amare o gocce di malinconia, di amori e paure. I vasi sono comunicanti, si influenzano l’uno con l’altro e l’equilibrio si conserva solo se agli attimi di tempo che sfuggono corrispondono esperienze che sopraggiungono. La difficoltà vera? Mantenere la bilancia in equilibrio, anzi meglio, far sì che le esperienze positive superino di gran lunga quelle negative. Non sempre è umanamente possibile ma almeno possiamo provare a non riempire i nostri vasi solo di tristezza.

Che strano post di fine anno sto scrivendo… non parlo di viaggi fatti, non parlo del blog e della sua evoluzione, non parlo di progetti realizzati, di speranze e di traguardi raggiunti: l’introspezione la fa da padrona, dipenderà forse dal fatto che vengo fuori da 10 giorni di influenza, da un mese di dieta ferrea (udite udite, 6 kg in meno) e probabilmente la mancanza di zuccheri non aiuta l’umore ad essere così vispo. O forse dipende dal fatto che quest’anno da blogger l’ho vissuto assai più rilassata, senza dover raggiungere a tutti i costi riconoscimenti e performance da capogiro? Anche qui, che fantastica cosa è la vita: più non cerchi riconoscimenti e gratificazioni più questi arrivano. Essere troppo competitivi non aiuta a raggiungere il risultato? L’ansia da prestazione è la peggior nemica del successo? Chissà, forse sì. Oppure, davvero, c’è un momento per ogni cosa. Il 2018 è stato un anno di ripartenza, per recuperare il sentiero – il mio, non quello imposto dal lavoro, dagli eventi, dai rapporti interpersonali – che avevo un po’ smarrito negli ultimi anni. Legandomi da sola al collo una catena che pesava sempre di più e di cui non trovavo più la chiave per aprirne il lucchetto.

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E per il 2019? Cosa mi prefiggo per quest anno nuovo e ancora tutto da costruire? Mi verrebbe da risponderti: nulla. No, non che non voglio fare niente, è che in certi momenti della vita bisogna lasciare fluire gli eventi, per capire dove si vuole arrivare. In quest periodo tra chi svolge professioni creative è tutto un ricercare “parole dell’anno” (ovvero la parola-chiave che dovrebbe guidare l’anno a venire), giri di tarocchi e carte ispirazionali, progettazione di strategie, definizione di obiettivi, programmazione al dettaglio dettagliato di attività, piani editoriali, business plan e compagnia bella. Io ci ho provato qualche tempo fa e ho capito che tutta questa ‘organizzazione strategica’  con schede, analisi, quaderni, liste e procedure con me non funziona: mi sembra una gran perdita di tempo perché poi stravolgo tutto e quindi il tempo dell’analisi dettagliata lo posso utilmente impiegare a fare altro. Certo, la visione globale è indispensabile e chi ha detto che io non l’abbia? C’è eccome, senza bisogno di schede, analisi, ecc., solo che non mi serve ‘scriverla’ per averla ben presente. Per far emergere il mio lato creativo ho bisogno di avere le briglie sciolte, se necessario poter improvvisare, giocare di istintività e poter contare su analisi e deduzioni fatte al momento. E’ così che riesco a dare il meglio di me stessa, la tensione è il  migliore mezzo che conosco per mettere in funzione le “due celluline grigie” (come dice Francesco) che nuotano nella mia testa.  Attenzione, però, a non semplificare e generalizzare: questo mio metodo di lavoro non significa mettere poca cura in ciò che faccio, semplicemente è un approccio diverso che con me funziona!

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Ma dopo tutte ‘ste chiacchiere, viaggi in programma ne abbiamo? Sì, anche se al momento, a differenza degli anni scorsi, l’elenco è molto breve: a febbraio con Francesco torneremo in Portogallo per visitare le città di Porto e Coimbra e poi proseguire in direzione dell’Algarve (dobbiamo ancora organizzare tutto, quindi i consigli sono ben accetti!), poi… poi ancora non lo so, sicuramente tra fine giugno ed i primi di luglio mi ritaglierò lo spazio per un viaggio in Europa (Finlandia? Norvegia? Francia? Anche qui, si accettano consigli!) e se le finanze non saranno troppo stressate dai lavori di ristrutturazione del tetto della casa di campagna (aiuto!), cercherò di ‘costruire’ il consueto viaggione annuale. A me piacerebbe provare finalmente a pianificare il ‘famoso’ viaggio in Sudafrica. O, anche, San Pietroburgo che mi è rimasto nel cuore dopo aver trovato un’offerta ottima per gennaio a cui ho dovuto rinunciare per via dei tempi tecnici per richiedere il visto turistico. O Singapore. Anche se – come tutti i viaggiatori compulsivi – datemi un atlante, un planisfero o un mappamondo e vi farò un elenco di almeno mille luoghi diversi dove vorrei andare!

A quest punto, dovrei – devo! – farvi gli auguri. Vi auguro denaro, felicità, salute. Tutte cose belle, anzi bellissime, ma forse un po’ banale, no? E allora, vi auguro che ciò che desiderate di più diventi vero. Che troviate il coraggio di tirare fuori il vostro sogno nel cassetto, la forza di inventarvi una nuova strada da percorrere, la capacità di vedere luce anche quando tutto sembra oscuro e la fatica troppo grande da sopportare. E vi auguro di volervi bene.

Ciao 2018. Ben arrivato 2019. Che sia un buon anno insieme.

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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