Kanazawa parte III – tra Geishe, Samurai e Ninja

Siamo arrivati al terzo post su Kanazawa, che cronologicamente corrisponde al nostro terzo giorno nella città e conclude la serie (almeno per ora: mai dire mai…) iniziata con una panoramica generale e la visita del Castello e quindi proseguita con un post specifico sul bel Giardino Kenrokuen.

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Se leggendo vi accorgete di una certa frenesia nel racconto , sappiate che è stato proprio quello lo stile con cui abbiamo affrontato l’ultimo giorno di visita della bella città giapponese: alle 15.30 dovevamo prendere il treno per rientrare a Tokyo e le ore per completare la visita di Kanazawa e dei suoi principali punti di interesse erano davvero poche. Quindi un itinerario molto ricco ma estremamente concentrato (il motto è stato: correre!), pienissimo di tante cose da fare e conoscere e che – super consiglio! – sarebbe bene diluire almeno in un paio di giornate.

Lo ammetto: da soli non saremmo mai stati in grado di vedere così tanto in così poco tempo: per nostra fortuna abbiamo potuto contare sull’aiuto – indispensabile! – di Fumie, gentile professoressa di inglese nonché guida volontaria del Kanazawa Goodwill Guide Network – KGGN (vi ricordate? Vi avevo già parlato di questo network di volontari nel post sul Castello), che ci ha supportato nelle prenotazioni, ci ha fatto da guida turistica e ci ha accompagnato in tutte le tappe, consentendoci di ottimizzare i tempi di spostamento e cogliere il meglio di ogni tappa. Come già per Tokyo, per poter usufruire del servizio, gratuito bisogna scrivere con congruo anticipo, circa un paio di mesi prima dell’arrivo a Kanazawa e aspettare di essere ricontattati. L’assistenza di una guida volontaria non è garantita ma comunque è un servizio utile e valido, per cui se volete visitare Kanazawa “like a local” provate comunque ad inviare la richiesta. Nel nostro caso, la visita guidata si è svolta in inglese ed è stata focalizzata ai quartieri delle geishe e dei samurai, ovvero alla scoperta dell Kanazawa storica.

Grazie a Fumie  abbiamo infatti visitato alcuni quartieri di Kanazawa che difficilmente avremmo trovato da soli ed abbiamo ben compreso perché la città è definita “La piccola Kyoto” (che poi, a dirla tutta, a me Kyoto è piaciuta tanto ma molto meno di Kanazawa, più raccolta ed elegante, tuttavia mi rendo conto che è un parere totalmente soggettivo). Ancora oggi ci sono numerosi scorci della città che sembrano usciti da stampe antiche, alcune vie sembrano cristallizzate al tempo del potente clan Maeda, il tessuto urbano-  immutato dal 1600 –  si snoda tra strette vie costeggiate da case le cui mura in inverno sono avvolte in stuoie di paglia (leggi più sotto!).

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Nagamachi Buke-Yashiki, in particolare, era il distretto dove vivevano i militari con le loro famiglie e quindi sia i Samurai, importante casta guerriera il cui ruolo era tenuto in gran rilievo a Kanazawa ma anche gli Ashigaru, soldati di basso rango che non possedevano cavalcatura. Nel quartiere di Nagamachi ogni dettaglio architettonico è volto a preservare la sicurezza militare e d allo stesso tempo il benessere degli abitanti. In giapponese Nagamachi significa “città lunga”, e prende questo nome perché il distretto è costruito lungo alcuni canali che ancora costeggiano le antiche abitazioni: corsi d’acqua utili per assicurare una prima difesa dai nemici, per facilitare i commerci (avvenivano tramite imbarcazioni) ma anche per contrastare il frequente fenomeno degli incendi e rifornire di acqua le abitazioni. Molti i piccoli ponti che attraversano i canali: ad ogni abitazione corrisponde infatti un ponticello personale! Ancor più caratteristiche le antiche mura edificate con pietre e fango e sovrastate da un tetto di tegole, che in inverno vengono completamente rivestite da stuoie di paglia (i “komo”) per evitare che il gelo e la neve le deteriori. L’impiego della paglia intrecciata per creare “vestiti” protettivi invernali è molto frequente in Giappone ed oltre che per rivestire mura fragili viene utilizzata per riparare alberi e piante dai rigori dell’inverno.

Tra le tante abitazioni di Nagamachi, forse la più interessante è la Nomura-Ke, residenza della famiglia Nomura, samurai di alto rango che vi hanno abitato per oltre undici generazioni. Come in tutte le abitazioni “ricche”, la residenza ha un piccolo giardino privato collocato al centro della casa mentre al secondo piano la stanza adibita a sala da tè si affaccia direttamente sul giardino, in modo da consentire a chi vi si trova  la contemplazione dello spazio verde.

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All’interno della Nomura-Ke sono custoditi anche cimeli militari appartenuti alla famiglia (spade, scudi, armature).  L’immagine attuale di Nagamachi si avvicina molto a quella che era la realtà di una città feudale: d’altra parte, come già vi raccontavo in uno dei post precedenti, Kanazawa non è stata coinvolta nei bombardamenti della II^ guerra mondiale e grazie a ciò ha potuto preservare il tessuto urbano tradizionale, praticamente intatto fino ai giorni nostri.

Dopo aver ripreso il Loop Bus – il comodo ed economico bus turistico che con 500 yen al giorno consente di visitare tutta la città con il sistema hop on –  hop off (tradotto: sali e scendi quante volte vuoi) ed ha compresi nel costo anche i viaggi con le linee urbane – Fumie ci ha accompagnati a visitare una vera “chicca” di Kanazawa: il tempio Myoryuji, detto anche il tempio dei Ninja, una delle strutture deputate alla difesa della città e del clan Maeda. Ovviamente i Ninja (spie militari addestrate nelle arti marziali e nella strategia, fedeli al feudatario) non ci sono più, ma il tempio svolge ancora funzioni di culto e pertanto viene richiesto un abbigliamento sobrio e rispettoso. Il tempio è incredibilmente ben preservato ed è particolarmente interessante visitarlo perché – a parte l’atmosfera di mistero che lo avvolge – nelle sue stanze sono celate numerose astuzie costruttive che lo rendevano un luogo difficile da espugnare ed un rifugio sicuro per chiunque vi si fosse nascosto.

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Non è facile visitarlo in autonomia per un motivo molto pratico: a parte la difficoltà di decifrare il sito totalmente in giapponese, la medesima lingua viene utilizzata anche per gestire le prenotazioni e la visita guidata. Ed è solo grazie al KGGN se ci si sono aperte le porte del Myoryuji: quando abbiamo fatto la richiesta per avere l’assistenza di una guida volontaria, abbiamo infatti domandato di poter includere nell’itinerario anche il tempio. Fumie si è incaricata di prenotare per noi l’ingresso e si è assicurata che – in mancanza di una visita guidata in inglese – avessimo a disposizione almeno un testo scritto da poter seguire.

Ai gruppi che visitano il tempio, che appunto è ancora attivo come luogo di culto, viene richiesto un abbigliamento sobrio ed un comportamento rispettoso e sono accompagnati lungo le diverse sale da una guida locale che,come già detto, fornisce le spiegazioni in giapponese mentre ai turisti occidentali viene consegnata una pratica ed utile guida nella propria lingua madre, che consente di seguire agevolmente il percorso e le spiegazioni. L’opuscolo in italiano è ben fatto,  le informazioni molto interessanti e seguire l’itinerario interno nel Myoryuji, tra false porte, scale nascoste, trabocchetti, infinite vie di fuga, scale che ruotano e stanze segrete (brrr… c’è anche quella dedicata al suicidio rituale…) per oltre un’ora è stato appassionante!

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Lasciato il tempio Myoryuji siamo tornati al quartiere di Nishi Chaya per una visita più approfondita al distretto: in questa zona di Kanazawa le antiche case di legno costeggiano le vie di pietre squadrate e l’atmosfera appare meno militare, più conviviale, aperta. Siamo infatti nella zona della città destinata alle case da tè ed alle okiya, le abitazioni delle geishe (a Kanazawa vengono chiamate Geiko). Qui non ci siamo nemmeno fatti mancare l’omaggio ai templi, sia buddista che scintoista. Una curiosità: al centro del tempio buddista vi è una stupa (una sorta di contenitore girevole) che al suo interno custodisce centinaia di volumi sacri: la tradizione vuole che girare la stupa di 360°  equivalga ad averli “appresi” tutti!

Prima di salutare la bella Kanazawa (avevamo già fatto il check out all’hotel Dormy Inn, dove avevamo lasciato i bagagli) abbiamo pranzato assieme a Fumie, che ci ha fatto provare le specialità della città: pesce freschissimo soprattutto, sia cotto che crudo, accompagnato da riso e verdure. Con le spalle al grande portale in legno, il ristorante si trova di fronte sulla strada di fronte a destra, vicino al semaforo: si scendono delle scale e ci si trova in un piccolo cortile.

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Il locale è tradizionale  – con sedute a terra, pannelli scorrevoli e luci soffuse – e sebbene sia praticamente quasi all’interno della nuova stazione Shinkansen di Kanazawa è piacevolmente elegante. La clientela è completamente locale (quindi non si tratta di un locale per turisti) ed il costo di un pranzo è economico per gli standard italiani: 1600 yen, circa 14 euro, per un pasto con numerosi assaggi. Come spesso accade in Giappone, entrando nel ristorante è obbligatorio togliersi le scarpe (che si lasciano in un armadietto) ed indossare delle apposite ciabattine. Nel caso ci sia necessità di utilizzare la toilette, queste andranno lasciate fuori dal bagno e sostituite con un altro paio di ciabattine, questa volta in plastica.  Tutto per non insudiciare o contaminare i locali dove si mangia. In Giappone, l’attenzione per l’igiene è sempre massima.

Un grazie grande al KGGN e soprattutto a Fumie Shirae, giovane professoressa di inglese e nostra guida paziente, che ha sopportato le mie infinite domande, il nostro inglese non accademico e la goffaggine da occidentali. E’ grazie anche a lei se Kanazawa è diventata la nostra città preferita in Giappone!

Perché andare a Kanazawa?

  1. è una città dove la cultura, l’artigianato, l’arte è parte integrante del tessuto sociale;
  2. si raggiunge facilmente da Tokyo (soprattutto ora che c’è lo Shinkansen diretto, è ipotizzabile anche andare a Kanazawa in giornata);
  3. è una città a misura d’uomo, il centro urbano non troppo esteso, il traffico è limitato e ci sono ampi spazi verdi ma non mancano negozi eleganti e centri commerciali ;
  4. il costo della vita è inferiore rispetto a quelli di Tokyo e Kyoto (potete letteralmente abbuffarvi di sushi senza dover accendere un mutuo…);
  5. se amate il Giappone tradizionale non potrete non innamorarvi del bellissimo Castello e dei distretti storici, mentre se avete il pollice verde il giardino Kenrokuen è imperdibile;
  6. i numerosi musei specialistici (artigianato, arte moderna e contemporanea, teatro…);
  7. è famosa per il pesce freschissimo e gli ortaggi coltivati nella zona;
  8. per il mercato Omi-Cho, uno dei più antichi del Giappone;
  9. è un’ottima base per visitare le Alpi Giapponesi, per andare a Shirogawa-go e ci sono ottimi onsen nei dintorni;
  10. per la stazione ferroviaria, edificata su progetto dell’architetto Tameo Kobori: bella, bellissima, una vera opera d’arte moderna!
Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

5 Commenti

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    Ilaria ottobre 22, 2015

    Ciao Claudia, complimenti per il tuo blog!!!! Interessantissimo per chi come me tra due mesi sarà in Giappone. Senza averlo letto prima ho pianificato il viaggio con un simile itinerario al vostro! Volevo chiederti aiuto per la richiesta della guida volontaria a Kanazawa. Mi sono collegata al sito che hai indicato tu ( lo stesso tra l’altro che c’è sulla lonely ) ma non trovo l’indirizzo mail cui mandare la richiesta. Per caso riesci ad inoltrarmelo tu? Grazie mille in anticipo! Ilaria

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    Michela (warmcheaptrips) aprile 21, 2015

    Anche a me è piaciuta di più Kanazawa rispetto a Kyoto…anzi Kanazawa è la città che preferisco in assoluto e mi manca tantissimo!
    Io ho soggiornato in un minshuku proprio nel quartigere Higashi e ho potuto gironzolare lì al mattino presto e la sera tardi con l’ombrello sotto un acquazzone, senza i turisti…mi sembrava di essere davvero in un’altra epoca…

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      Claudia Boccini aprile 21, 2015

      Deve essere stato emozionante e bellissimo… noi ci siamo stati di mattina presto e, come dici tu, sembra di trovarsi fuori dal tempo. Tra l’altro, a Kanazawa ogni cosa sembra più raffinata che altrove!

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