Dejima, l’isola degli olandesi a Nagasaki, è rinata

La città giapponese di Nagasaki, secoli prima che diventasse tristemente famosa per essere stata una dei due obiettivi centrati dalle bombe atomiche lanciate nel corso della II^ guerra mondiale dalle forze alleate, era una delle più importanti ‘stazioni commerciali e di scambio’ tra Giappone ed occidente, il luogo dove le merci preziose e raffinate prodotte sul suolo nipponico venivano imbarcate per prendere la via dell’Europa e raggiungere palazzi nobili e regge reali. Tutto ruotava attorno ad una piccola isola artificiale che galleggiava nella baia di Nagasaki, l‘isola di Dejima.

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Costruita inizialmente per ospitare i missionari cristiani che arrivavano dal Portogallo  e che grazie all’isolamento relativo garantito da Dejima potevano essere controllati nella loro azione di evangelizzazione, successivamente alla loro cacciata (facevano troppo proselitismo tra la popolazione giapponese e la cosa non piaceva per nulla agli Shogun), divenne la base dell’olandese Compagnia delle Indie Orientali, che mantenne lo scalo anche durante il lungo periodo di isolazionismo che lo shogunato Tokugawa impose a tutto il Giappone tra il 1641 ed il 1859, quando vennero chiusi agli occidentali tutti i confini ed i porti, ad eccezione appunto di Nagasaki.

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Gli olandesi che abitavano a Dejima consideravano l’isola più come una prigione che come un luogo di piacere (erano segregati e non potevano uscire se non con una autorizzazione, difficile da ottenere) fu proprio in questa isoletta a forma di ventaglio nel mezzo della baia di Nagasaki che due modi diversi di vita, due società dalle concezioni quasi antitetiche trovarono il modo di parlarsi, scambiandosi conoscenze e scienze. Presso l’isola di Dejima prestò servizio come giovane medico ed approfondì i suoi studi anche Philipp Franz Von Siebold: forse il più grande collezionista di arte e oggetti giapponesi di tutti i tempi, capace di costruire una collezione raffinata ed eclettica con migliaia di pezzi che ancora oggi si possono ammirare nel bellissimo Museo Sieboldt di Leida, di cui però vi parlerò in un altro post.

Molto probabilmente l’isola di Dejima fu utilizzata anche come base per acquisire informazioni sul Giappone, sulla sua potenza militare e commerciale: insomma,  per attività che oggi definiremmo di spionaggio.

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L’originaria isola non esiste più, inglobata nei nuovi territori della baia che sono stati bonificati nel corso del tempo tuttavia negli ultimi anni si sta lavorando alacremente per recuperare pietre, fondamenta e ricostruire – come d’altra parte è ricostruita gran parte di Nagasaki – l’isola di Dejima e far rivivere l’atmosfera che vi si respirava: a tutti gli effetti era una piccola enclave olandese in terra nipponica, fondamentalmente autosufficiente con magazzini, abitazioni, botteghe.

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I lavori di recupero e ricostruzione sono ancora in corso ma parte dell’isola è già stata ripristinata e si può visitare: e dopo aver pagato un biglietto di ingresso si passa un portale di pietra munito di cancelli e ci si trova su una via centrale costeggiata da case in legno perfettamente ricostruite secondo lo stile Edo. All’interno dei diversi edifici, alcuni ad uso e consumo dei turisti come i vari shop che vi sono stati aperti, un’esposizione museale di oggetti utilizzati a Dejima con suppellettili di porcellana (sia giapponesi che olandesi), stoffe e kimono, attrezzi e materiale storiografico. A Dejima è stata ricostruita l’abitazione riservata ai Capitani delle navi olandesi, con tanto di mobili che si rifanno a quelli olandesi del 19° secolo. E’ veramente curioso entrare in questa parte di Giappone che assomiglia così tanto all’Europa!

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Sebbene la porcellana di Arita fosse tra le merci giapponesi più esportate ed apprezzate in Europa, nel piccolo museo dell’isola di Dejima trovano posto anche ceramiche di Delft e tanti pannelli e grafici che aiutano a ripercorrere la storia dell’isola. Non è davvero difficile immaginare la vita degli uomini della Compagnia delle Indie Orientali costretti a trascorrere nell’isola lunghi mesi, in attesa dell’arrivo delle navi che avrebbero portato merci, viveri ma soprattutto notizie fresche dall’Olanda.

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Nell’isola di Dejima l’Olanda è davvero di casa, c’è perfino un edificio adibito a bar-ristorante dove vengono proposti piatti della cucina olandese e dove a dare il benvenuto c’è la tenera coniglietta Miffy, il personaggio dei cartoon ideato da Dick Bruna. In generale, lo storico rapporto tra l’Olanda e Giappone è molto forte: nazione privilegiata nei rapporti commerciali, scientifici e culturali, per ribadire questa sorta di passione per tutto ciò che è olandese nella regione ddi Nagasaki è stato perfino creato un enorme Parco tematico sull’Olanda (Huis Ten Bosch) che riproduce in misura reale palazzi, piazze e paesaggi olandesi. Al tempo stesso, l’Olanda è una delle mete preferite dai turisti giapponesi, che ammirano estasiati le città percorse da canali, gli infiniti colori dei tulipani (al Parco Keukenhof c’erano tantissimi giapponesi), la perfezione dei paesaggi.

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Informazioni utili per raggiungere Dejima a Nagasaki:

  • dalla stazione ferroviaria di Nagasaki si arriva nella zona della ricostruzione dell’isola di Dejima con il tram n.1 , individuato dal colore blu (fermata n. 30); il biglietto costa 120 yen ma se pensate di utilizzare spesso i mezzi pubblici vi conviene acquistare il biglietto giornaliero a 500 yen;
  • l’ingresso a Dejima costa 510 yen, la struttura è aperta tutti i giorni dalle 8.00 alle 18.00 (fino alle 19.00 in estate);
  • per spostarvi a Nagasaki sono comodi i mezzi pubblici (seguendo il link trovate la mappa con le fermate del tram a Nagasaki)

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Claudia Boccini

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